AirBnB e BlaBlaCar. Solo due tra tanti. Gli esempi di aziende che stanno cambiando il nostro modo di vivere e stanno monetizzando la fiducia che abbiamo naturalmente gli uni verso gli altri.

Il digitale spinge sempre di più verso la trust economy

Trust e reputation sono le basi dell’economia di oggi. La rivoluzione digitale ha cambiato le vite di tutti e ha dato al consumatore un nuovo ruolo. Lo sviluppo di nuove piattaforme online ha generato esperienze di consumo non più basate sulla reputazione di grandi brand, ma sulla reputazione dei peers.

La tecnologia ha trasformato il concetto di “fiducia”. Si pensi solo allo sviluppo di Airbnb. La fiducia tra le persone nell’evoluzione del tech è diventata centrale, non solo perché il denaro circola in rapporti tra sconosciuti, ma di fatto il mondo digitale traccia le esperienze creando “capitale reputazionale”.

Le piattaforme come Amazon, BlaBlaCar, Booking si muovono sulla base della reputazione. Il mercato ormai si basa sui principi della trust economy, e mette al centro del business la trust e la reputation, elementi essenziali anche per ricevere investimenti.

  • In Europa, il 69 % degli utenti ha acquistato on line un prodotto nel 2018[1]
  • Al mondo, il numero degli utenti digitali è di 4,3 miliardi
  • In Europa, il 79,6 % degli utenti accede ad Internet, è il continente con la maggiore penetrazione digitale[2]

Trust: una nozione in evoluzione

Sta cambiando il rapporto tra le sorgenti della fiducia tra le persone. Originariamente, la fiducia derivava soprattutto da interazioni ripetute tra due individui, da interessi condivisi o – in via a volte residuale – da valori e norme imposte da agenti esterni. Ora, sempre di più, si tratta di interazioni ripetute tra più individui che condividono l’esperienza con il mercato con il mercato.

La sharing economy

Con la knowledge economy, le aziende, secondo Paul Adler, hanno capito che “lo sviluppo efficace del sapere dipende dalla disponibilità di ciascun lavoratore a collaborare in un team” e che la condivisione del sapere dipende dalla sensazione di avere un obiettivo comune. La fiducia è necessaria per il primo ed è un prodotto della seconda.

La sharing economy, invece, sostiene Rachel Botsman, sta diffondendo un nuovo concetto di “fiducia condivisa” che pervade il mondo digitale. Trend che sta spostando la fiducia dallo Stato e dalle istituzioni tradizionali ai rapporti tra sconosciuti, che scambiano criptovalute, dormono in casa di estranei e condividono tutto delle loro esperienze.

Blockchain è uno degli esempi del cambiamento del concetto di fiducia in ambito finanziario. Un registro transnazionale creato da un network, in cui ogni nodo ha un ruolo nella verifica delle informazioni, caratterizzate da un registro per gestire le transazioni dentro una catena di blocchi, in cui ogni blocco contiene informazioni, e in cui ripercorrendo la catena è possibile tracciare tutti gli eventi registrati. Il tech apre possibilità immense, traccia le attività disegnando ogni singola esperienza di acquisto e la rende accessibile a tutti con la sharing economy.

La sharing economy, solo in Italia, ha generato 3,5 miliardi nel 2015. Entro il 2025, si stima avrà un valore di 25 miliardi

On-line e off-line

Ma la fiducia on line non è che il risultato delle attività umane. E dunque, la reputation va conquistata da qualsiasi azienda tramite il proprio track record, ovvero i risultati professionali ottenuti nel passato, il miglior criterio per valutarne la professionalità. Ad esempio, il finanziamento alle PMI è uno dei business in cui il primato della fiducia e della reputazione è stato individuato per primo. Credito deriva infatti dal latino credere che significava sia affidarsi e dare fiducia che prestare denaro.

Recenti studi hanno dimostrato una correlazione statistica inversa tra la fiducia ed i costi di finanziamento delle PMI. Le asimmetrie informative crescono, generalmente, al diminuire della dimensione della società, ma possono essere mitigate dalla reputazione e della fiducia che gli interlocutori possiedono. Barney, già nel 1990, aveva evidenziato che un elevato livello di fiducia diffusa incoraggia comportamenti degni di fiducia creando un circolo virtuoso che riduce quindi il moral hazard e la selezione avversa e, di conseguenza, così i monitoring costs ed i defaults.

2R Capital agisce, direttamente e tramite i suoi consulenti, con l’obiettivo di generare fiducia tra le controparti al fine di creare le condizioni per l’accesso al credito e ridurne il costo per le PMI (e non solo).

[1] E-commerce statistics for individuals, eurostat 2019
[2] Global internet penetration rate from 2009 to 2018, by region, Statista, 2019