Con la Risposta ad Istanza di Interpello n. 289 del 2021, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che un contribuente può presentare una dichiarazione integrativa per l’apposizione del visto di conformità che era assente sulla dichiarazione originaria. L’assenza di modifiche alla destinazione del credito e l’archiviazione della prima istanza non sono ostative alla suddetta facoltà.

Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate

Il caso esaminato nella risposta in esame riguarda una società di diritto svizzero che opera in Italia per il tramite di un rappresentante fiscale (ai sensi dell’art. 17, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972). Il contribuente aveva presentato una dichiarazione IVA per il periodo d’imposta 2018, esponendo un’eccedenza di credito IVA che chiedeva a rimborso ai sensi degli artt. 30 e 38-bis del D.P.R. n. 633/1972. Tuttavia, il contribuente aveva omesso l’apposizione del visto di conformità.

Per tale motivo l’Agenzia delle Entrate archiviava l’istanza di rimborso, come risultante dal cassetto fiscale del contribuente, con la causale “per mancata presentazione documentazione”.

La società svizzera, dunque, interpellava l’Agenzia delle Entrate, ritenendo che la stessa potesse correggere l’errore della prima dichiarazione (cioè l’omissione del visto di conformità) tramite la presentazione di dichiarazione integrativa.

La risposta dell’Agenzia delle Entrate

L’Amministrazione Finanziaria interpellata, ha confermato che il contribuente può modificare la scelta effettuata in dichiarazione annuale relativa ad un credito IVA chiesto a rimborso, presentando dichiarazione integrativa entro i termini di decadenza dell’attività di accertamento e senza il versamento di sanzioni.

Il suddetto termine, ai sensi dell’art. 57 del D.P.R. n. 633/1972, corrisponde:

  • Al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria (per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2016 e successivi);
  • Al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria (per i periodi d’imposta precedenti al 2016).

Tale risposta consolida un orientamento già espresso dall’Agenzia delle Entrate (cfr. la circolare n. 32/E del 30 dicembre 2014, paragrafo 2.2.1, la circolare n. 35/E del 27 ottobre 2015, e recentemente le risposte ad interpello nn. 231/E e 292/E del 2020).

La procedura approvata dall’Agenzia delle Entrate è valida anche se il contribuente non dovesse modificare in alcun modo la scelta originariamente operata in relazione al rimborso. La facoltà di presentare la dichiarazione integrativa, tuttavia, è subordinata al verificarsi di due condizioni:

  • Che il contribuente non abbia ricevuto alcuna comunicazione di diniego con riferimento alla dichiarazione originaria;
  • Che il credito ivi indicato non sia già stato utilizzato in detrazione o in compensazione.

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