L’art. 3, D.L. 59/2021, così rubricato “Misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti” al fine di incentivare l’innovazione e l’industria 4.0. (cd. “Piano di Transizione 4.0”), ha previsto ulteriori risorse finanziarie [già previste dalla Legge 178/2020 (“Legge di Bilancio 2021”)] per le imprese che investono in beni materiali e immateriali (strumentali e nuovi), in ricerca e sviluppo e tecnologia, in formazione 4.0.

In cosa consiste l’agevolazione fiscale?

In pratica l’agevolazione consiste nella trasformazione di una parte (in termini percentuali) delle somme investite in un credito d’imposta, la cui percentuale varia in base alla tipologia di investimento, così come segue:

  • beni immateriali 4.0: il credito d’imposta è pari al 20% per gli investimenti effettuati nell’arco dell’anno d’imposta 2021, fino ad un massimo di 1 milione di euro;
  • beni materiali 4.0: il credito d’imposta è pari al:
    • 50% per investimenti fino a 2,5 milione di euro;
    • 30% per gli investimenti che eccedono i 2,5 milioni di euro di cui sopra, nel limite di 10 milioni di euro;
    • 10% per gli investimenti che eccedono i 10 milioni di euro di cui sopra, nel limite di 20 milioni di euro.

Tali aliquote percentuali si applicano agli investimenti effettuati entro la fine dell’anno d’imposta 2021. Viceversa, per gli investimenti effettuati nell’anno d’imposta 2022, le aliquote sono le seguenti:

    • 40% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro,
    • 20% per gli investimenti che eccedono i 2,5 milioni di euro di cui sopra, nel limite di 10 milioni di euro;
    • 10% per gli investimenti che eccedono i 10 milioni di euro di cui sopra, nel limite di 20 milioni di euro.
  • beni ordinari (diversi da quelli 4.0): il credito d’imposta è pari al 6% (15% per i beni funzionali allo smart working) del costo, nel limite di 2 milioni di euro;
  • ricerca, sviluppo, innovazione e design: il credito d’imposta è pari al:
    • 20% per le spese sostenute per attività di R&S, fino ad un tetto massimo di 4 milioni di euro;
    • 6% (10%) per l’innovazione tecnologica e design, fino ad un tetto massimo di 2 milioni di euro;
    • 15% per progetti di innovazione tecnologica connessa alla transizione tecnologica o innovazione digitale 4.0.
  • formazione 4.0: il credito d’imposta è pari al:
    • 50% delle spese “ammissibili”, nel limite massimo annuo di 300mila euro per le micro e piccole imprese;
    • 40% delle spese “ammissibili”, nel limite massimo annuo di 250mila euro per le medie imprese;
    • 30% delle spese “ammissibili”, nel limite massimo annuo di 250mila euro, per le grandi imprese.

Tali agevolazioni sono cumulabili con altri finanziamenti, regionali, nazionali o europei.

Utilizzo del credito d’imposta

Dal 2020, il credito d’imposta potrà essere utilizzato in tre quote annuali di pari importo a decorrere dall’entrata in funzione per gli investimenti in beni strumentali non 4.0, o dall’avvenuta interconnessione per i beni strumentali materiali e immateriali 4.0 (ad eccezione degli investimenti non 4.0 effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021 il cui utilizzo in compensazione potrà avvenire in un’unica quota annuale, indipendentemente dal volume d’affari del soggetto fruitore, cosi come modificato dall’art. 20, D.L. 73/2021 (cd. “Decreto Sostegni-bis”).

Inoltre, a norma dell’art. 1, co. 1059, Legge 178/2020, il credito d’imposta potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione mediante modello F24, ai sensi dell’art. 17, D.lgs. 241/1997, senza considerare i limiti previsti dagli articoli: 1, co. 53, Legge 244/2007, 34, Legge 388/2000; 31, D.L. 78/2010. In ultimo, in sede di compilazione del modello F24, occorrerà riportare i codici tributo relativi agli investimenti effettuati nel 2020 e nel 2021, in beni materiali/immateriali 4.0 e in beni materiali/immateriali diversi da quelli 4.0 (Cfr. Risoluzione Ministeriale 3/E/2021).

È possibile cedere il credito d’imposta ad un istituto finanziario?

Ad oggi non è ancora possibile cedere il credito d’imposta ad un istituto finanziario, anche in sede di formulazione della bozza del Decreto Sostegni-bis, era stato accolto e inserito un apposito emendamento che prevedeva la cedibilità di alcuni crediti d’imposta, tra cui quelli maturati a seguito di investimenti in beni strumentali effettuati nell’ambito del Piano Transizione 4.0. Tale emendamento, sebben accolto è stato ritirato in quanto la Ragioneria di Stato, con giusta motivazione, si è opposta a tale previsione normativa. Tuttavia, non è escluso che il predetto emendamento possa essere rivisitato e riproposto in sede di conversione del citato decreto in legge oppure in un decreto futuro.

2R Capital vanta un’esperienza pluriennale nella monetizzazione e nella gestione della cessione dei crediti fiscali. Per maggiori informazioni e per parlare con un esperto, contattaci.