Lo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica Amministrazione

15 Ottobre 2019 in Fisco, P.A. News

Come rimettere in moto il circuito del credito? Scopriamo in questa guida tutte le informazioni per lo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica Amministrazione.

L’impatto della grande crisi ha prodotto un peggioramento delle criticità finanziarie della pubblica amministrazione. In un momento di rallentamento dell’economia globale, è difficile per gli enti pubblici risanare la propria condizione finanziaria a causa delle crescenti richieste concorrenti di risparmio e di spesa.

Secondo i dati pubblicati da “Il Sole 24 Ore” i fornitori più colpiti appartengono all’ICT, al settore delle manutenzioni, al comparto energetico, al biomedicale ed alle forniture sanitarie.

A pagarne le conseguenze più gravi sono, soprattutto, le PMI fornitrici della pubblica amministrazione che vantano crediti nei confronti di debitori pubblici.

Enti locali e Sanità in affanno: crisi, dissesti finanziari e ritardi nei pagamenti

Un interessante rapporto pubblicato dall’Università Cà Foscari ha messo in evidenza le difficoltà finanziarie di ben 273 Comuni nell’ultimo quinquennio (2014-2018).

L’incidenza dei dissesti è molto più elevata nel Meridione italiano: l’82% del totale delle procedure riguarda i Comuni del Sud.

La normativa attuale prevede l’obbligo di riduzione del debito commerciale rilevato alla fine dell’esercizio precedente.

Il contesto italiano è ben distante dai paletti fissati dalla direttiva comunitaria del 2011, entrata in vigore nel 2013: 30 giorni di tempo per i pagamenti in generale e 60 giorni in casi particolari.

La più recente analisi CRIBIS sulla Pubblica Amministrazione italiana presenta delle performance di pagamento al di sotto della media nazionale.

Solo il 24,3% rispetta i termini prestabiliti con uno scostamento sfavorevole di 11,0 punti percentuali rispetto alla media nazionale (35,3%).

Crediti commerciali verso la pubblica amministrazione

(Fonte dati: Analisi CRIBIS sulla Pubblica Amministrazione italiana – maggio 2019)

Per quanto riguarda i pagamenti con oltre 30 giorni di ritardo, la quota delle imprese PA è del 21,2% contro l’11,3% della media italiana.

La situazione è migliorata nel settore sanitario (ASL, aziende ospedaliere, etc.), mentre le performance di pagamento peggiori si registrano per gli Enti locali (11% di ritardi gravi nel 2010 vs. 26,5% nel 2019).

Smobilizzo dei crediti verso la Pubblica Amministrazione: Factoring

A partire dalla legge Merloni (L.109/94), numerosi provvedimenti normativi hanno previsto la possibilità, per le imprese fornitrici della Pubblica amministrazione, di ricorrere alla cessione dei crediti derivanti da contratti di appalto, somministrazioni, forniture.

È cresciuto il ricorso alla cessione dei crediti nell’ambito delle relazioni tra imprese e Pubblica Amministrazione: si tratta di uno strumento moderno che consente di gestire professionalmente i crediti ed è utilizzato dalle imprese attente a gestire adeguatamente le proprie relazioni con la clientela.

Il factoring può essere utilizzato anche nei rapporti ricorrenti tra stazione appaltante e impresa appaltatrice, trattandosi di un servizio ad elevata personalizzazione, che ha conosciuto una rilevante diffusione sul mercato italiano.

I vantaggi derivanti dallo sviluppo del factoring sono davvero interessanti e ricchi di potenzialità: questo strumento ha contribuito ad una netta evoluzione dei rapporti tra Amministrazioni pubbliche ed imprese fornitrici.

Tra i principali vantaggi della cessione pro soluto dei crediti meritano menzione: la tempestività e la certezza nell’erogazione dei fondi e la gestione della riconciliazione degli incassi.

Il factoring ha un impatto assolutamente positivo sull’attività dell’impresa appaltatrice, interessando le seguenti aree:

  • la politica finanziaria: il ricorso al factoring riduce il fabbisogno finanziario dell’impresa appaltatrice e comporta un aumento della velocità di circolazione del capitale d’esercizio,
  • la contabilità e la struttura del bilancio: l’operazione di factoring comporta una sostituzione di costi fissi con quelli di natura variabile, una semplificazione della contabilità clienti, un alleggerimento delle poste di bilancio riguardanti il capitale circolante;
  • la politica commerciale: il ricorso al factoring favorisce un netto incremento del volume d’affari dell’impresa appaltatrice, grazie alla possibilità di smobilizzare crediti non ancora scaduti e la loro efficiente gestione.

Il factoring può essere utilizzato per tutti i crediti relativi agli appalti di lavori pubblici ovvero per tutte quelle attività di costruzione, demolizione, recupero, restauro, ristrutturazione, sostituzione e manutenzione di opere ed impianti, anche di presidio agronomico e forestale, paesaggistica e di ingegneria naturalistica (cfr. D.Lgs. 50/2016, art. 3 -Definizioni).

Inoltre, la normativa sui lavori pubblici e l’applicazione della cessione dei crediti si estende anche ai contratti misti di forniture e servizi qualora i lavori assumano valore economico superiore al 50%.

Il debitore ceduto nell’operazione di factoring (stazione appaltante) può essere:

  • un ente pubblico e territoriale,
  • un’associazione, unione, consorzio,
  • un’impresa pubblica,
  • un’azienda speciale,
  • un’agenzia pubblica,
  • un soggetto privato tenuto al rispetto del codice appalti.

Nell’operazione di factoring, il soggetto cedente (appaltatore) può essere:

  • un ente pubblico,
  • un’impresa individuale, anche artigiana,
  • una società cooperativa,
  • un ente pubblico,
  • un soggetto che abbia stipulato il contratto di gruppo europeo di interesse economico (GEIE),
  • un’associazione temporanea di imprese.

Soluzioni pro soluto per crediti commerciali dovuti dalla Pubblica Amministrazione

La cessione pro soluto per crediti dovuti dalla Pubblica Amministrazione è uno degli strumenti finanziari più vantaggiosi per avere liquidità immediata, grazie alla possibilità di incassare il credito in un’unica soluzione e in tempi rapidi.

Grazie alla cessione pro soluto è possibile:

  • rafforzare la struttura patrimoniale,
  • eliminare i crediti dal bilancio,
  • migliorare gli indicatori finanziari (rating dell’impresa),
  • ottenere liquidità commisurata alle effettive esigenze dell’azienda,
  • cedere il rischio di insolvenza
  • esternalizzare la gestione del credito e abbattere i costi amministrativi.

Alla luce dell’attuale normativa vigente, il circuito dei crediti verso la Pubblica Amministrazione si rimette in moto con la cessione del credito rivolgendosi non più alla propria banca di riferimento, ma ad operatori specializzati nella gestione dei crediti verso la Pubblica Amministrazione.

2R Capital facilita la monetizzazione dei crediti commerciali verso la Pubblica Amministrazione e vanta un’esperienza pluriennale nella gestione correlata alle diverse asset class.

Le imprese fornitrici della pubblica amministrazione, che vantano dei crediti nei confronti di debitori pubblici, possono cedere i loro crediti nell’ambito di una singola operazione o attraverso plafond rotativi di durata pluriennale.

Per maggiori informazioni e per parlare con un esperto, contattaci.

Garantire sostenibilità economica e innovazione farmaceutica

1 Agosto 2019 in P.A. News

Cos’è il payback?

Lo Stato ha cercato di mettere un freno all’aumento della spesa farmaceutica, attraverso il meccanismo del payback, in linea con quanto avviene nei paesi sviluppati e che prevedono universal healthcare. Il sistema è stato introdotto nel 2008 ed ha l’obiettivo di limitare la crescita dei costi farmaceutici, garantendo la sostenibilita’ economica del sistema sanitario nazionale. Le aziende sono infatti chiamate a ripianare il 50 % degli eventuali sforamenti dei tetti di spesa fissati dallo Stato. Il tetto di spesa è attualmente pari al 14.85% del fondo sanitario.

Il budget è attualmente di Euro 16,6 miliardi, ai quali va aggiunto Euro 1 miliardo per i farmaci innovativi la cui suddivisione è stata definita per quote, attribuite per singolo prodotto, alle aziende dall’AIFA. Durante il governo tecnico di Mario Monti, in piena crisi economica, il payback fu esteso anche alla spesa farmaceutica ospedaliera.

Un sistema che ha creato contenziosi tra industrie del farmaco e l’Aifa: non ha permesso ad alcune aziende di chiudere il bilancio di esercizio e, per giunta, alle regioni di incassare le cifre del payback. E così 3,8 miliardi sono rimasti bloccati. Un sistema complesso che ha forse penalizzato le aziende giovani in espansione.

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto delle novità. Il calcolo del payback sarà definito sulla base delle quote di ogni singola azienda, non più di ogni singolo prodotto. L’Aifa dovrà rilevare il fatturato delle aziende sulla base delle fatture elettroniche di tutto l’anno, per poi determinare le quote di ogni azienda e quindi calcolare le quote di payback da ogni singola impresa farmaceutica. Per quanto riguarda il contenzioso tra il 2013-2018, è stato stabilito che, per il periodo 2013-2017, le aziende farmaceutiche ritirino tutti i ricorsi in atto, pagando gli importi che ammontano a Euro 2,4 miliardi, e, per l’anno 2018, è prevista una riduzione del 12,5 % sul valore del payback.

La spesa per i farmaci a distribuzione diretta nel 2019 cresce del 5,2%

La spesa farmaceutica per gli acquisti diretti da parte delle Asl, nel 2019, sforerà il tetto di Euro 7,6 miliardi, per arrivare ad Euro10 miliardi. Quanto dovranno pagare le aziende? Le società farmaceutiche dovranno ripianare il 50% dei costi in eccesso di Euro 2,4 miliardi. La restante metà verrà versata dalle regioni. I farmaci oncologici, con la Legge di Bilancio 2018, usciranno dalla categoria di farmaci innovativi per entrare nel computo complessivo e non più nel fondo destinato di Euro 500 milioni. La legge di bilancio 2018 estende il meccanismo di payback anche alla categoria di farmaci “orfani”: quelli utilizzati per le malattie rare. Un meccanismo che potrebbe costare decina di milioni di euro ad ogni singola azienda che promuove la ricerca, a discapito dei pazienti con malattie rare.

Un settore in continua crescita: export +117 %, nonostante in Italia i farmaci costino il 20% in meno

Secondo quanto riportato da Farmindustria nell’ultima assemblea pubblica, in Italia, le imprese che operano nel settore farmaceutico sono 291, un settore in salute che negli ultimi 10 anni ha visto un incremento della produzione riconducibile completamente alle esportazioni. L’export è cresciuto molto di più della media europea con un +117%. Le politiche di contenimento dei costi hanno dato frutti significativi: al netto degli effetti del payback, la spesa farmaceutica pubblica ha viaggiato ad una media 80 centesimi al giorno ed i prezzi dei farmaci in Italia sono in media più bassi rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea del 20%.

Gli effetti perversi del payback e il valore della ricerca

Il payback può produrre effetti perversi. Nel settore farmaceutico, la parola d’ordine è innovazione.  E le aziende che investono in R&D sono fortemente penalizzate perché hanno orizzonti temporali molto lunghi e la pubblica amministrazione cambia le regole continuamente. Emergono effetti negativi sui pazienti, in primis, ma non solo: la ricerca non salva solo vite umane, ma permette risparmi significativi al sistema sanitario nazionale. Ad esempio, il farmaco per curare l’epatite C fu una vera rivoluzione il cui costo fu più che compensato dai minori costi derivanti dal trattamento della malattia: prima della sua scoperta in Italia si spendeva Euro 1miliardo all’anno per il trattamento dei malati. Dati recenti evidenziano che l’investimento in farmaci innovativi abbassa i costi totali generando risparmi cumulativi per circa Euro 55 milioni, negli ultimi vent’anni, ogni 1.000 pazienti. Inoltre, curare le patologie con farmaci innovativi e non diminuisce i ricoveri di oltre il 65%; ricoveri che costano 1000 euro al giorno al sistema sanitario.

Le soluzioni innovative per il recupero dell’Iva

La Legge di Bilancio 2018 contribuisce a formare un quadro normativo chiaro: le somme corrisposte a titolo di payback hanno rilevanza ai fini IVA e le aziende farmaceutiche la possono scorporare e detrarre dai versamenti effettuati a titolo di payback territoriale e ospedaliero. Inoltre, come stabilito dalla legge di Bilancio 2019 con riferimento al contenzioso in essere, una determina dell’AIFA attesta il raggiungimento della somma fissata dalla legge per considerare chiuse tutte le liti amministrative pendenti e sancire la definitività degli importi corrisposti. I pagamenti effettuati dalle società farmaceutiche a titolo di payback a titolo provvisorio nel corso degli anni passati sono da considerarsi definitivi al raggiungimento di tale soglia (sancita dalla delibera Aifa del 31 maggio 2019) e creano il diritto (se esercitato tempestivamente) al recupero dell’IVA. Alcune società avevano già incluso il credito nella dichiarazione 2018 (anno in cui alcuni degli importi erano stati corrisposti a titolo provvisorio), ma lasciandolo di fatto congelato: ora questo credito sarà utilizzabile in quanto definitivo. Per i versamenti fatti nel 2019, invece, il recupero potrà essere fatto con modello TR (già nel 2Q) al ricorrere dei presupposti per l’istanza trimestrale o comunque in dichiarazione annuale.

2R Capital e’ a disposizione delle aziende farmaceutiche per approfondimenti e per gestire la monetizzazione di questi crediti.