ECOBONUS E SISMA BONUS – Allo studio la cessione del credito alle Banche

7 Maggio 2020 in Fisco, News Finanza/Economia Italiane

Sono allo studio del Governo varie misure di aiuto alle imprese che possano rispondere al bisogno di liquidità che si fa sempre più sentire a causa dell’emergenza del Covid 19 e che possano supportare una ripresa rapida dell’attività economica. In attesa di leggere il Decreto c.d. Maggio (che era atteso già ad Aprile), iniziano a trapelare le prime notizie su possibili pacchetti di “super” incentivi a sostegno del settore dell’edilizia. Il Ministro delle Sviluppo Economico Patuanelli, in audizione alla Camera lo scorso 4 maggio, ha illustrato quelle che potrebbero essere le interessanti novità in materia di Ecobonus e Sismabonus. Il Ministro ha anticipato che le detrazioni fiscali per i lavori di riqualificazione energetica e quella per i lavori di messa in sicurezza degli edifici in zone ad alto rischio sismico potrebbero salire al 110% o al 120%.

Sarà possibile cedere il credito ad una Banca?

Una delle novità più attese, che dovrebbe essere confermata nel Decreto, è la possibilità, per le imprese esecutrici dei lavori in parola, di poter cedere il credito d’imposta a banche ed a istituzioni finanziarie. Nella pratica quindi, sarà lasciata -alle famiglie ed ai condomini- la possibilità o di detrarre dalle imposte un ammontare che potrebbe essere superiore alla spesa oppure di cedere l’importo alle imprese tramite lo sconto in fattura .

In questo secondo caso, saranno le imprese ad anticipare le somme a famiglie e condomini per effettuare i lavori e saranno poi loro a incassare il credito di imposta, con la possibilità anche di cederlo.

A quanto ammonterebbe il beneficio per le imprese?

In base alle prime informazioni disponibili, il committente potrà chiedere lo sconto in fattura all’impresa, quest’ultima diventerà titolare di un credito di imposta del 120% o 110%, detraibile in cinque anni o monetizzabile tramite la cessione agli istituti finanziari.

Lo strumento della cessione del credito è fondamentale per assicurare che imprese piccole e grandi possano avvantaggiarsi completamente della crescita del mercato, conseguenza probabile dell’incremento del credito d’imposta.

2R Capital è a disposizione per studiare soluzioni specifiche per le imprese.

Ecobonus e Sismabonus: facciamo il punto in vista del 1° Luglio

7 Maggio 2020 in Fisco, News Finanza/Economia Italiane

In attesa  delle modifiche che verranno apportate al Decreto Rilancio in corso di conversione e dei chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate su dubbi applicativi della normativa,  ripercorriamo le varie strade per ottenere il Superbonus al 110% e non solo.

La previsione normativa

L’articolo 119 del DL Rilancio, al primo comma, stabilisce una detrazione pari al 110% delle spese relative a specifici interventi di efficienza energetica e di misure antisismiche sugli edifici sostenute dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo.

Cosa sono gli interventi “trainanti” che danno diritto al Super Bonus?

Rispetto ai bonus già esistenti in passato, il Decreto Rilancio ha introdotto tre nuovi interventi agevolabili al 110% riconducibili alla sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti negli edifici unifamiliari o nelle parti comuni degli edifici e interventi isolamento termico (c.d. cappotto termico) che dovranno essere effettuati con l’utilizzo di materiali isolanti nel rispetto di determinati requisiti.

Questi tre interventi sono stati definiti “trainanti” in quanto se congiuntamente ad almeno uno di questi tre ne verranno effettuati altri di efficientamento energetico indicati all’art. 14 del DL n. 63/2013 già agevolati (ma in misura minore), a tutti questi spetterà la detrazione del 110%.

Lo stesso meccanismo di incremento dell’aliquota al 110% verrà applicato anche  ad interventi di installazione di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici e per le spese di installazione di impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica, a condizione che vengano effettuati insieme ad uno degli interventi c.d. “trainanti” che beneficiano del “superbonus”.

In generale la disposizione chiarisce che ai fini dell’accesso alla detrazione, i lavori oggetto del beneficio dovranno  rispettare i requisiti minimi previsti dal Decreto Rilancio e dai Decreti che attendiamo vengano emanati dal Ministero dello Sviluppo Economico

Quale agevolazione per il Sisma Bonus?

Nel Decreto Rilancio sono state inserite misure particolamente agevolative anche per varie tipologie di interventi di miglioramento antisismico degli edifici. Rispetto al passato la misura della detrazione sarà innalzata al 110% con l’ulteriore beneficio che in caso di cessione del credito ad un’impresa di assicurazione e di contestuale stipula di una polizza che copra il rischio di eventi calamitosi per unità immobiliari ad uso abitativo, spetterà una detrazione del 90% sul premio assicurativo.

Quali possibilità per gestire il credito d’imposta?

Il vero punto di forza della nuova misura è sicuramente la possibilità, rispetto al passato, di poter cedere i crediti di imposta scaturenti dalle detrazioni agli istituti di credito e agli altri intermediari finanziari. In passato tale possibilità era riservata solo ai soggetti c.d. “incapienti”, mentre tutti gli altri soggetti potevano cedere il credito solo ai fornitori e ad altri soggetti collegati alla filiera dei lavori che avevano dato origine alla detrazione

In base alle nuove disposizioni, in linea generale, il Contribuente avrà tre opzioni per decidere come gestire la detrazione maturata sui lavori agevolati:

  • la prima strada, e forse la meno allettante, sarà quella di godere direttamente della detrazione;
  • la seconda alternativa, sarà invece la trasformazione della detrazione in credito di imposta con la possibilità di cessione agli istituti di credito;
  • la terza via, infine, consisterà nella possibilità di chiedere lo sconto in fattura al fornitore per l’intero ammontare dovuto. Il fornitore che ha fatto i lavori, a sua volta, potrà recuperare tale importo come credito d’imposta da utilizzare in compensazione oppure scegliere la cessione del credito ad altri soggetti incluse banche e istituti finanziari.

Quali i crediti cedibili?

I soggetti che sostengono dal 1° luglio prossimo fino alla fine del 2021 non solo le spese che danno diritto alla detrazione super del 110%, ma ogni altro onere collegato a interventi di edilizia che danno diritto alle detrazioni standard, possono fruire dello sconto in fattura o trasformare le detrazioni in crediti di imposta ed effettuarne la cessione.

Il nuovo meccnismo riguarderà quindi:

  1. a) interventi di recupero del patrimonio edilizio effettuati su parti comuni o su singole unità immobiliari residenziali;
  2. b) interventi di efficientamento energetico di cui all’articolo 14 del DL n. 63/2013, inclusi gli interventi che beneficiano dalla detrazione maggiorata del 110%;
  3. c) interventi di miglioramento antisismico inclusi quelli assistiti dalla detrazione maggiorata del 110%;
  4. d) gli interventi di recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti (c.d. bonus facciate);
  5. e) gli interventi di installazione di impianti fotovoltaici comprese quelli che beneficiano dalla detrazione maggiorata del 110%;
  6. f) gli interventi di installazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici anche in questo caso, inclusi quelli assistiti da detrazione del 110%.

Via libera alla cessione anche per vecchie rate resiue?

Altro punto di forza della nuova normativa è  sicuramente la possibilità prevista dall’art. 121 comma 3 del Decreto, che prevede l’opportunità di trasformare l’importo della detrazione in credito d’imposta, con possibilità di successiva cessione, anche in relazione alle rate residue di detrazione relative a interventi effettuati in anni precedenti.

Ci sarà abbastanza liquidità per far decollare il Bonus?

In questi giorni c’è grande attenzione agli emendamenti attualmente in discussione in vista della conversione in Legge del Decreto Rilancio. L’intervento più atteso, che agevolerebbe soprattutto i soggetti più piccoli, è quello che dovrebbe  consentire di incassare il credito di imposta prima della fine dei lavori ovvero già quando si emette la fattura in base all’avanzamento dei lavori stessi.

Quali i prossimi passi?

Per avere chiari i confini della nuova normativa e per essere pienamente operativa, sarà necessario attendere il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che chiarirà le regole per la cessione dei crediti e per lo sconto in fattura.  Attese sono anche le linee guida del  Minstro dello Sviluppo economico che definiranno le modalità con cui i tecnici abilitati dovranno rilasciare le asseverazioni per gli interventi oggetto di beneficio.

Pubblicato il nuovo Modello IVA TR. Tutto pronto per la cessione dei crediti IVA trimestrali.

30 Marzo 2020 in Fisco

Con il Provvedimento n. 144055 del 26 marzo 2020, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il nuovo modello IVA trimestrale che i contribuenti dovranno utilizzare a partire dalle richieste relative ai crediti IVA maturati nel primo trimestre 2020.

Quali sono le novità del Modello?

L’aggiornamento del Modello IVA TR (scaricalo qui) si è reso necessario per recepire due principali novità:

  • l’inserimento della casella “situazioni particolari” che si trova nel riquadro destinato alla sottoscrizione della dichiarazione. Tale casella potrà essere utilizzata dai contribuenti per segnalare particolari situazioni che riguardano l’istanza oggetto di trasmissione. Come si legge nelle istruzioni aggiornate (scaricale qui), questa esigenza può emergere con riferimento a fattispecie definite successivamente alla pubblicazione del modello, ad esempio a seguito di chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate in relazione a quesiti posti dai contribuenti e riferiti a specifiche problematiche. Pertanto, questa casella può essere compilata solo se l’Agenzia delle entrate comunica (ad esempio con circolare, risoluzione o comunicato stampa) uno specifico codice da utilizzare per indicare la situazione particolare;
  • tenere conto dell’aggiornamento delle percentuali di compensazione di cui all’art. 34 del D.P.R. n. 633/1972 per alcune tipologie di prodotti a seguito delle disposizioni contenute nel Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo del 27 agosto 2019.
Qual’è la prossima scadenza?

Il nuovo Modello dovrà essere utilizzato già per le richieste relative all’utilizzo del credito del primo trimestre da presentare entro il 30 giugno 2020 in luogo della scadenza ordinaria prevista per il prossimo 30 aprile 2020.

Nonostante la sospensione degli adempimenti, è possibile presentare lo stesso il Modello TR?

L’articolo 62 comma 1 del Decreto Legge 18/2020 (c.d. Decreto Cura Italia) ha disposto la sospensione di tutti gli adempimenti tributari in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020 che potranno essere effettuati entro il 30 giugno senza applicazione di sanzioni.

Consigliamo comunque che -ove possibile- i soggetti passivi IVA presentino il modello entro il 30 aprile 2020 al fine di anticipare la richiesta di rimborso dell’IVA maturata nel primo trimestre.

E’ possibile cedere i crediti IVA trimestrali?

L’articolo 12- sexies del Decreto Legge 30 aprile 2019 n. 34 ha modificato l’articolo 5, comma 4-ter del D.L. 70/1988 ha introdotto l’obbligo, per l’Agenzia delle Entrate, di riconoscere le cessioni dei crediti IVA maturati e chiesti a rimborso trimestralmente.

Tale disposizione ha effetto a partire dalle istanze di rimborso presentate dal 1° gennaio 2020 e rappresenta una opportunità per i contribuenti che maturano crediti IVA strutturalmente e che vorranno procedere alla monetizzazione degli stessi per assicurare un’efficiente gestione della tesoreria soprattutto in particolari momenti di incertezza come quello attuale. Scopri qui come 2R Capital può supportare le aziende.

Il Decreto Cura Italia. La cessione di crediti. I nuovi benefici

24 Marzo 2020 in Fisco

Il governo ha predisposto numerose misure di supporto all’economia. In quest’articolo, analizziamo quanto gli incentivi del Decreto Legge Cura Italia per le aziende che cedono crediti.

Cosa Prevede il Decreto Cura Italia per favorire la liquidità delle imprese?

Tra le misure straordinarie contenute del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, c.d. Decreto Cura Italia, finalizzate a sostenere le imprese sotto il profilo della liquidità, è di sicuro interesse quella prevista dall’art. 55 del Decreto che sostituisce l’art. 44- bis del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58. Come spiegato dalla Relazione Illustrativa al Decreto “la disposizione è volta a incentivare la cessione di crediti deteriorati che le imprese hanno accumulato negli ultimi anni, anche per​ effetto della crisi finanziaria, con l’obiettivo di sostenerle sotto il profilo della liquidità nel​ fronteggiare l’attuale contesto di incertezza economica”.

L’art. 55 del D.L. prevede per le società che effettuano entro il 31 dicembre 2020 cessioni a terzi di crediti vantati nei confronti di debitori inadempienti, la possibilità di trasformare in credito d’imposta una quota di deferred tax assets (le “DTA”) riferibili a:

  • perdite fiscali no​n ancora computate in diminuzione del reddito imponibile ai sensi dell’art. 84 del d.P.R. n. 917/1986 alla data della cessione;
  • eccedenze ACE non ancora dedotte dal reddito imponibile o computate in diminuzione.

Cosa si intende per debitori inadempienti?

La condizione per la conversione è che deve trattarsi di cessione onerosa di crediti pecuniari (finanziari o commerciali) verso debitori inadempienti, ovvero quando il pagamento del credito si protrae per​ oltre 90 giorni dalla data in cui era dovuto.

Chi viene escluso dall’applicazione della norma?

Dalla lettura del dettato normativo, emerge come la norma non si applichi a imprese in stato o rischio di dissesto (articolo 17 del Dlgs 180/15) o stato​ d’insolvenza in base alla legge fallimentare e del Codice della crisi​ d’impresa​.

Inoltre, il comma 6 dispone che la norma in esame non si applica alle cessioni di crediti tra società che sono tra loro legate da rapporti di controllo ai sensi dell’articolo 2359 del Codice Civile e alle società controllate, anche indirettamente dallo stesso soggetto.

Come si determina il credito d’imposta?

La quota massima di DTA trasformabili in credito d’imposta è determinata in funzione dell’ammontare massimo di componenti cui esse si riferiscono. A tal fine, il legislatore ha inteso​ porre un limite ai componenti che possono generare DTA trasformabili pari al 20% del valore nominale dei crediti ceduti. A tele limite se ne aggiunge un altro complessivo, pari ad Euro 2 miliardi di valore nominale ai crediti complessivamente​ ceduti entro il 31 dicembre 2020 che rilevano ai fini della trasformazione.

Per fare un esempio, quindi, se una società cede crediti per Euro 1 miliardo, potrà trasformare in credito d’imposta al massimo una quota di DTA riferibile ad un imponibile di Euro 200 milioni, equivalente -supponendo che l’aliquota IRES applicabile sia quella ordinaria al 24%- a Euro 48 milioni.

Deve sempre farsi riferimento alle perdite fiscali e/o eccedenze di ACE riportabili per i componenti indicati dalla norma.

Cosa succede una volta ceduti i crediti “deteriorati”?

Una volta ceduti i crediti vantati verso debitori “inadempienti”, alla data di efficacia della cessione, avverrà la conversione e determinerà l’impossibilità di fruire in futuro delle perdite e delle eccedenze ACE oggetto di conversione secondo i meccanismi ordinari.

I crediti di imposta risultanti dalla conversione, che non sono produttivi di interessi, possono:

  • essere utilizzati, senza limiti di importo, in compensazione come previsto dall’art. 17 del Decreto Legislativo 9 luglio 1997, n. 241;
  • ceduti, come previsto dall’articolo 43 bis o 43 ter del d.P.R. n. 602/1973;
  • chiesti a rimborso.

Tali crediti d’imposta andranno indicati nella dichiarazione dei redditi e non concorreranno alla formazione del reddito di impresa né alla base imponibile dell’IRAP.

La trasformazione delle DTA in crediti d’imposta è condizionata all’esercizio, da parte della società cedente, dell’opzione di cui all’art. 11, comma 1, D.L. n. 59/2016 convertito dalla Legge 30 giugno 2016, n. 119 (c.d. canone di garanzia DTA).

Il decreto specifica che la trasformazione in credito d’imposta può avvenire anche se le DTA non sono iscritte in bilancio, aspetto questo che sicuramente conferma l’intento agevolativo della norma.

A quali settori si applica la norma?

La norma, volta a sostenere finanziariamente le imprese, sembrerebbe applicabile non solo a banche e istituti finanziari, ma anche a tutte le altre Società operanti in altre tipologie di settori.

Auspichiamo un intervento dell’Agenzia delle Entrate per chiarire tutti i dubbi che ancora persistono, ma riteniamo che la ratio della norma sia particolarmente agevolativa. L’intervento consente alle imprese di beneficiare finanziariamente dalla monetizzazione dei crediti insoluti, anticipando l’utilizzo delle imposte anticipate come crediti di imposta.

In un periodo di emergenza sanitaria, sociale, economica e -anche- finanziaria, tale misura mira ad aumentare la disponibilità di cassa, riducendo il fabbisogno di liquidità delle imprese riproponendo una misura di successo già introdotta per gli istituti finanziari nel 2016.

 

L’immagine iniziale e’ © Franco Rivolli, 2020, Angels

Il Payback IVA. Le ultime novita’ per le aziende farmaceutiche.

20 Marzo 2020 in Fisco

Facciamo seguito ad un nostro precedente post per analizzare alcune novità’ in materia di payback IVA. Con la risposta n. 73 del 21 febbraio 2020, l’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito all’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA sui versamenti in payback effettuati dalle aziende farmaceutiche chiamate a ripianare, in quota parte, lo sforamento dei tetti di spesa stabiliti per le forniture di medicinali.

Il quadro normativo

Per meglio comprendere la risposta dell’Ufficio, riportiamo di seguito il contesto normativo di riferimento.

Per quanto riguarda il trattamento ai fini IVA dei cd. versamenti di payback delle aziende farmaceutiche, occorre far riferimento all’art. 1, commi da 389 a 402 della L. 205 del 27 dicembre 2017 (Legge Finanziaria 2018).

Tali norme hanno previsto innanzitutto che l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), con propria determinazione, adotti il ripiano dell’eventuale superamento del tetto della spesa farmaceutica territoriale e del tetto della spesa farmaceutica ospedaliera per l’anno 2016 a carico di ogni singola azienda farmaceutica titolare di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) (comma 389, art. 1 Legge 205/2017).

Le quote di ripiano stabilite dall’AIFA sono determinate al lordo dell’IVA e a riguardo la normativa riconosce alle aziende farmaceutiche, a determinate condizioni, il diritto di portare in detrazione l’IVA scorporandola dagli importi versati a titolo di payback.

Il comma 395 stabilisce che il diritto alla detrazione dell’imposta sorge con l’effettuazione dei versamenti di payback e, a sua volta, il comma 396 prevede l’obbligo generale per le aziende farmaceutiche di emettere un apposito documento contabile indicando gli estremi dell’atto con cui l’AIFA determina, in via definitiva, gli importi da versare.

In merito alle tempistiche dell’esercizio del diritto di detrazione, il comma 397 stabilisce che per i versamenti già effettuati alla data di entrata in vigore della legge n. 205/2017 (1° gennaio 2018), il diritto alla detrazione dell’imposta può essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione annuale dell’IVA relativa all’anno 2018.

La disciplina in materia di IVA poc’anzi descritta va coordinata con un successivo intervento legislativo

Il legislatore infatti è intervenuto in materia di recupero delle risorse finanziarie per la spesa farmaceutica e con l’articolo 9-bis, comma 3, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito dalla legge del 11 febbraio 2019 n. 12 anche al fine di dirimere il significativo contenzioso avviato dalle società farmaceutiche contro l’AIFA.

Con l’art. 9-bis cit. è stato previsto che, qualora entro il 15 febbraio 2019 non si fosse perfezionato il recupero integrale delle risorse finanziarie per il ripiano della spesa farmaceutica per gli anni 2013- 2017, il Direttore generale dell’AIFA, entro il 30 aprile 2019, avrebbe dovuto accertare che le aziende farmaceutiche avessero versato almeno l’importo di € 2,378 milioni.

Il recupero della somma di € 2,378 milioni sarebbe stato satisfattivo di ogni obbligazione a carico di ciascuna azienda farmaceutica chiamata al ripiano della spesa farmaceutica per gli anni dal 2013 al 2017 con conseguente estinzione di diritto, per cessata materia del contendere, e spese compensate, delle liti pendenti dinanzi al giudice amministrativo. In applicazione di tale normativa, l’AIFA ha adottato la determina n. 1150/2019 del 5 luglio 2019.

Il caso concreto

Il caso che della società istante è interessato dall’applicazione della normativa sopra brevemente descritta.

Al momento dell’emanazione della determina AIFA n. 1150/2019, la società istante era coinvolta in un contenzioso con l’AIFA concernente i criteri di determinazione della quota di payback che la prima doveva versare in relazione agli anni 2013-2016.

Avendo la società nel corso del 2018 effettuato un versamento spontaneo e a titolo provvisorio del versamento della propria quota di payback, comprensivo di IVA., chiedeva all’Agenzia delle Entrate il corretto esercizio del diritto di detrazione della relativa IVA.

In particolare, chiedeva di esercitare il proprio diritto alla detrazione in relazione al versamento a titolo provvisorio, previa emissione di una nota di credito, con la dichiarazione IVA dell’anno d’imposta 2019 ritenendo di dover interpretare il comma 387 dell’art. 1 della L. n. 205/2017 nel senso che l’importo dei versamenti era divenuto definitivo solo con la determina AIFA n. 1150/2019 del 5 luglio 2019 e che pertanto solo da quel momento sorgeva di fatto il diritto alla detrazione.

L’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha ritenuto di condividere la soluzione della società istante in merito alla corretta interpretazione dell’articolo 1, comma 395 della legge n. 205 del 27 dicembre 2017 e, più in particolare, al momento costitutivo del diritto di detrazione dell’iva sui versamenti di payback effettuati dalle società farmaceutiche.

Nella risposta in commento l’Agenzia chiarisce infatti che il “presupposto per l’effettuazione della nota di variazione in diminuzione è individuato, nel caso di specie, non nel versamento delle somme a titolo provvisorio effettuate dall’istante nel …. 2018 […] ma soltanto al momento della determinazione definitiva effettuata dall’AIFA in data 5 luglio 2019e pertanto “per ciò che concerne l’esercizio del diritto alla detrazione ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del d.P.R. n. 633 del 1972, […] l’istante potrà esercitarlo in relazione alle somme versate nel luglio 2018, al più tardi, con la dichiarazione relativa all’ anno in cui il predetto diritto è sorto e cioè, nel caso di specie […] quando l’AIFA accerta definitivamente le somme dovute da ogni azienda farmaceutica (determina Aifa del 5 luglio 2019)”.

Considerazioni conclusive

L’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti novità ed un chiarimento operativo a tutte quelle aziende farmaceutiche che – al pari dell’istante – hanno effettuato nel corso del 2018 versamenti provvisori che sono divenuti definitivi solo nel 2019, a seguito della determina AIFA n. 1150/2019. Una diversa e più restrittiva interpretazione del comma 395 dell’art. 1 cit. avrebbe comportato per le aziende farmaceutiche ingiustificate limitazioni del diritto di portare in detrazione l’IVA assolta sui versamenti in payback divenuti definitivi nell’anno 2019.

Il Decreto “Cura Italia” rinvia la Dichiarazione IVA al 30 giugno.

19 Marzo 2020 in Fisco

Quali sono le modifiche al calendario degli adempimenti?

Gli obiettivi prioritari che si leggono dalla Relazione illustrativa al Decreto Legge 17 Marzo 2020, n.18 c.d. “Cura Italia”, sono principalmente tre: proteggere la salute dei cittadini, sostenere il sistema produttivo e salvaguardare la forza lavoro. Oltre ai vari provvedimenti adottati per fronteggiare l’emergenza collegata alla diffusione dei virus, il Governo sta cercando anche di far fronte agli impatti che questa emergenza sta avendo sui contribuenti e sui professionisti.

Alcune di queste misure sono rintracciabili nell’art. 62 del Decreto “Cura Italia” il quale dispone, tra le altre, per contribuenti operanti sul territorio nazionale, la sospensione di tutti gli adempimenti tributari in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020, diversi dai versamenti e dall’effettuazione di ritenute alla fonte e dalle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale.

Gli adempimenti sospesi saranno effettuati entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni.

Uno degli impatti di maggiore rilevanza sarà quindi la possibilità per i contribuenti di slittare la scadenza per la presentazione della Dichiarazione IVA prevista per il prossimo 30 aprile, con possibilità di invio fino al 30 giugno.

Slittano in avanti anche Intrastat e Esterometro.

Stessa sorte dovrebbe essere riservata anche alla presentazione del Modello IVA TR per la richiesta a rimborso del credito IVA infrannuale, essendo compresa la scadenza ordinaria dell’ invio del modello, nel periodo di sospensione che terminerà il 31 maggio prossimo.

Nessuna modifica invece per quanto riguarda gli obblighi in tema di fatturazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi.

2R Capital supporta le aziende che decideranno di adottare la strategia della richiesta di rimborso del credito IVA per procedere poi con la cessione dello stesso.

La cessione dei crediti e la gestione pro-attiva del capitale circolante sono metodi chiave per assicurare un’efficiente gestione di tesoreria soprattutto in periodi di incremento dell’incertezza, come quello attuale.

Lettere d’intento tra semplificazioni e inasprimento delle sanzioni. Pubblicato il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate

1 Marzo 2020 in Fisco

 

Chiarimenti sulle modalità operative per l’attuazione delle disposizioni sulle lettere d’intento, aggiornamento del Modello e nuove modalità di consultazione per i fornitori a partire dal 2 marzo.

Con la pubblicazione del tanto atteso Provvedimento n. 96911/2020 dell’Agenzia delle Entrate, si è concluso il percorso di cambiamento della disciplina delle lettere d’intento. Solo il giorno prima, in commissione Finanze alla Camera, il Mef aveva risposto al question time presentato da due deputati che chiedevano di fare chiarezza sul funzionamento delle nuove regole procedurali sulle dichiarazioni d’intento.

 

Come funziona il meccanismo delle lettere d’intento?

Prima di vedere in dettaglio le modifiche alla disciplina in esame, è utile fare un breve riepilogo del funzionamento del meccanismo. In particolare, all’interno del Decreto IVA, l’art. 8 comma 1, lettera c), consente ai c.d. “esportatori abituali”, ovvero coloro che nell’anno solare precedente hanno registrato cessioni all’esportazione, cessioni intracomunitarie o altre operazioni assimilate per un ammontare superiore al 10 per cento del volume d’affari, di poter acquistare e importare beni e servizi senza il pagamento dell’imposta. Grazie a tale meccanismo, i soggetti passivi interessati riducono il fisiologico credito IVA che si produce inevitabilmente per coloro che effettuano gran parte delle operazioni con l’estero. A tal fine, fino all’anno 2019, l’esportatore che intendeva avvalersi della possibilità di non pagare l’imposta sugli acquisti o le importazioni, doveva trasmettere per via telematica all’Agenzia delle Entrate la “lettera d’intento” con l’obbligo poi di consegnarla al fornitore (o alla dogana) insieme alla ricevuta di trasmissione telematica. Gli estremi delle lettere d’intento dovevano poi essere annotati in appositi registri tenuti dall’esportatore abituale e dal suo fornitore.  Il modello di lettera d’intento ha subito varie modifiche nel corso degli anni, fino ad arrivare alle ultime novità apportate dall’articolo 12-septies del Decreto Legge n. 34/2019 (Decreto Crescita) che ha modificato l’art. 1 del Dl 29 dicembre 1983, n. 746, apportando anche dei cambiamenti all’interno processo di gestione.

 

Quali sono state le novità del Decreto Crescita?

Dal 2020, con il citato art. 12-septies, sono entrate in vigore una serie di semplificazioni e modifiche che hanno riguardato i vari soggetti coinvolti in questo meccanismo. In particolare:

  • gli esportatori abituali non hanno più l’obbligo di consegnare al fornitore la dichiarazione d’intento;
  • è venuto meno l’obbligo di numerazione progressiva e annotazione delle dichiarazioni d’intento emesse e ricevute in appositi registri;
  • è stato abolito l’obbligo di indicare nel quadro VI del Modello IVA i dati delle dichiarazioni d’intento ricevute.

Inoltre, fino al 2019, la norma imponeva che solo gli estremi della dichiarazione d’intento fossero indicati nelle fatture emesse oltre che l’indicazione del regime di “operazione non imponibile” ai sensi dell’art. 8 comma 1, lett. c).

Dal 2020, invece, la norma impone che gli estremi del protocollo di ricezione della dichiarazione devono essere indicati nelle fatture emesse, ovvero devono essere indicati dall’importatore nella dichiarazione doganale.

 

Quali sono le disposizioni dettate dal Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate?

Dopo lunga attesa, con il Provvedimento n. 96911/2020 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, sono state dettate le modalità operative per l’attuazione delle disposizioni previste dal Decreto Crescita nonché l’aggiornamento del Modello di dichiarazione d’intento.

Le modifiche del Modello, in particolare, hanno riguardato l’abolizione dello spazio riservato all’indicazione del numero progressivo assegnato alla dichiarazione d’intento da trasmettere e all’anno di riferimento. Inoltre, sono state aggiornate le istruzioni anche con precisazioni specifiche in caso di Gruppo IVA.

In merito invece ai nuovi servizi messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, vale la pena segnalare che il Provvedimento ha chiarito che a partire dal 2 Marzo verranno messi a disposizione dei fornitori degli esportatori abituali nel proprio cassetto fiscale, oltre al numero di protocollo della lettera d’intento, anche il modello completo di lettera d’intenti avendo quindi modo di venire a conoscenza delle informazioni relative all’ammontare per cui l’esportatore richiede l’emissione di fatture senza imposta.

Riepilogando quindi, l’esportatore abituale, una volta predisposta la lettera d’intento, dovrà trasmetterla telematicamente all’Agenzia delle Entrate che, come di consueto, attribuirà un numero di protocollo inserito anche nel cassetto fiscale del fornitore dell’esportatore abituale insieme al modello stesso.

Il fornitore, dal canto suo, prima di emettere la fattura senza IVA, dovrà avere cura di entrare nel proprio cassetto fiscale, scaricare la lettera d’intento e indicare obbligatoriamente il numero di protocollo completo nella fattura.

 

Le sanzioni saranno più severe?

Il nuovo scenario è tuttavia caratterizzato non solo da semplificazioni, ma anche da un inasprimento del regime sanzionatorio revisionato alla luce della nuova disciplina.

Nella versione previgente all’art.  7 comma 4- bis del D.Lgs n. 471/1997, veniva previsto che era punito con la sanzione amministrativa da euro 250 a euro 2.000 il cedente o prestatore che effettuava cessioni o prestazioni, di cui all’articolo 8, comma 1, lettera c) del d.P.R. n. 633/1972, prima di aver ricevuto da parte del cessionario o committente la dichiarazione di intento e riscontrato telematicamente l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle Entrate.

Sanzioni più severe adesso, dopo le revisioni del Decreto Crescita: l’art. 7 bis sopra citato, infatti, nella versione attuale, prevede la sanzione proporzionale dal 100% al 200% dell’imposta per il fornitore che effettua cessioni senza addebito dell’imposta ai sensi dell’art. 8 comma 1, lett. c), prima di aver verificato l’avvenuta presentazione della Dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate.

Ad ogni modo, nella risposta del Mef al question time all’inizio ricordata, è stato chiarito che allo stato attuale, per l’Agenzia delle Entrate non è possibile effettuare controlli sull’entità del plafond disponibile, né sulla sua costituzione o sull’evoluzione dello stesso.

IVA precompilata da Luglio 2020. Sarà vera semplificazione?

5 Febbraio 2020 in Fisco

L’Agenzia delle Entrate sempre più spedita verso il prossimo appuntamento di Luglio 2020 nell’ambito del processo di semplificazione e di riduzione degli adempimenti amministrativi a carico dei contribuenti.

Cosa prevede la norma?

L’art. 4 del D.Lgs. n. 127/2015, come modificato dall’art. 16 del DL n. 124/2019 (Decreto Fiscale), prevede che “a  partire dalle operazioni IVA effettuate dal 1° luglio 2020, in via sperimentale, nell’ambito di un programma di assistenza on line basato sui dati delle operazioni acquisiti con le fatture elettroniche e con le comunicazioni delle operazioni transfrontaliere, nonche’ sui dati dei corrispettivi acquisiti telematicamente, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione dei soggetti passivi dell’IVA residenti e stabiliti in Italia, in apposita area riservata del sito internet dell’Agenzia stessa, le bozze dei seguenti documenti:
a) registri di cui agli articoli 23 e 25 del 
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;
b) comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell’IVA.”

Inoltre, dalle operazioni effettuate dal 2021, verrà messa a disposizione anche la bozza della Dichiarazione IVA Annuale 2022.

L’Agenzia delle Entrate, avendo tutti i dati IVA disponibili grazie alla fatturazione elettronica e alla trasmissione dei corrispettivi, sarà finalmente nelle condizioni di fornire ai contribuenti i “precompilati” IVA agevolando così la compliance fiscale.

Gli esclusi da questo servizio saranno i Soggetti identificati ai fini IVA in Italia e i rappresentanti fiscali di Soggetti non residenti esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica.

Quale sarà la procedura?

Come precisato dall’Agenzia delle Entrate durante l’evento annuale del Telefisco, le bozze dei registri IVA mensili saranno disponibili entro i primi giorni del mese successivo a quello di riferimento. Le tempistiche dovranno rispettare le disposizioni contenute nell’articolo 23 del d.P.R 26 ottobre 1972, n. 633, che prevede che le fatture emesse debbano essere annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento allo stesso mese, e nell’articolo 25 del medesimo d.P.R. 633 del 1972, che prevede che le fatture ricevute debbano essere annotate anteriormente alla liquidazione periodica in cui viene esercitato il diritto alla detrazione.

Una volta prelevati i registri IVA da un’apposita area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, i contribuenti avranno modo di verificare i dati proposti e, se completi, potranno essere convalidati o in alternativa modificati o integrati sempre entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di riferimento.

Solo dopo la convalida del contribuente, l’Agenzia provvederà all’elaborazione delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche e poi della Dichiarazione annuale IVA le quali a loro volta dovranno essere confermate o modificate dal contribuente.

Quali difficoltà?

I registri IVA precompilati, inoltre, non conterranno i dati dell’esterometro trimestrale nonostante la norma ne faccia espresso riferimento. Ciò in quanto per effetto del Decreto Fiscale 2020, la periodicità dell’esterometro è divenuta trimestrale e non più mensile. Essendo le bozze dei registri IVA disponibili entro i primi giorni del mese successivo a quello di riferimento, solo qualora il contribuente continui ad effettuare l’invio dei dati in oggetto con cadenza mensile, l’Agenzia potrà utilizzare i dati delle operazioni transfrontaliere per la predisposizione dei “precompilati”.

Altra difficoltà operativa, che rischia di complicare il tutto, sarà la necessità di inserimento dell’informazione relativa alla percentuale di detrazione del bene o servizio acquistato la quale non è presente all’interno della fattura elettronica. La percentuale standard di detrazione proposta nei registri IVA sarà quella del 100%, la quale dovrà essere modificata dall’operatore in base alle varie casistiche di indetraibilità oggettiva o dell’attribuzione dei costi “promiscui”.

Esiste anche il rischio di mancata imputazione nei registri precompilati di talune tipologie di fatture attive perché ancora non inviate allo SDI entro la fine del mese, ovvero le fatture differite o quelle trasmesse entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione considerando sempre il fatto che i registri verranno resi disponibili entro i primi giorni del mese successivi a quelli di riferimento.

Non da ultimo, le attuali modalità di gestione delle fatture soggette al meccanismo del reverse charge non risultano idonee a permettere al sistema dell’Agenzia delle Entrate l’inserimento di tali dati nelle bozze di registri IVA precompilati.

Cosa aspettarci?

Durante il forum della fatturazione elettronica di gennaio, è stata anticipata l’imminente pubblicazione di un tracciato “evoluto” della fattura in formato xml che dovrebbe avvenire con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con aggiunta di nuove tipologie di tipi documento e incremento di specifici codici natura maggiormente dettagliati. Ciò servirà a rappresentare in maniera più precisa le varie transazioni, come ad esempio quelle soggette a reverse charge che permetteranno una più puntuale predisposizione dei precompilati IVA.

Tutto fa pensare quindi, che per arrivare pronti a Luglio 2020, dobbiamo aspettarci e auspicare ancora qualche correttivo.

 

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