Pubblicato il nuovo Modello IVA TR. Tutto pronto per la cessione dei crediti IVA trimestrali.

30 Marzo 2020 in Fisco

Con il Provvedimento n. 144055 del 26 marzo 2020, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il nuovo modello IVA trimestrale che i contribuenti dovranno utilizzare a partire dalle richieste relative ai crediti IVA maturati nel primo trimestre 2020.

Quali sono le novità del Modello?

L’aggiornamento del Modello IVA TR (scaricalo qui) si è reso necessario per recepire due principali novità:

  • l’inserimento della casella “situazioni particolari” che si trova nel riquadro destinato alla sottoscrizione della dichiarazione. Tale casella potrà essere utilizzata dai contribuenti per segnalare particolari situazioni che riguardano l’istanza oggetto di trasmissione. Come si legge nelle istruzioni aggiornate (scaricale qui), questa esigenza può emergere con riferimento a fattispecie definite successivamente alla pubblicazione del modello, ad esempio a seguito di chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate in relazione a quesiti posti dai contribuenti e riferiti a specifiche problematiche. Pertanto, questa casella può essere compilata solo se l’Agenzia delle entrate comunica (ad esempio con circolare, risoluzione o comunicato stampa) uno specifico codice da utilizzare per indicare la situazione particolare;
  • tenere conto dell’aggiornamento delle percentuali di compensazione di cui all’art. 34 del D.P.R. n. 633/1972 per alcune tipologie di prodotti a seguito delle disposizioni contenute nel Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo del 27 agosto 2019.
Qual’è la prossima scadenza?

Il nuovo Modello dovrà essere utilizzato già per le richieste relative all’utilizzo del credito del primo trimestre da presentare entro il 30 giugno 2020 in luogo della scadenza ordinaria prevista per il prossimo 30 aprile 2020.

Nonostante la sospensione degli adempimenti, è possibile presentare lo stesso il Modello TR?

L’articolo 62 comma 1 del Decreto Legge 18/2020 (c.d. Decreto Cura Italia) ha disposto la sospensione di tutti gli adempimenti tributari in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020 che potranno essere effettuati entro il 30 giugno senza applicazione di sanzioni.

Consigliamo comunque che -ove possibile- i soggetti passivi IVA presentino il modello entro il 30 aprile 2020 al fine di anticipare la richiesta di rimborso dell’IVA maturata nel primo trimestre.

E’ possibile cedere i crediti IVA trimestrali?

L’articolo 12- sexies del Decreto Legge 30 aprile 2019 n. 34 ha modificato l’articolo 5, comma 4-ter del D.L. 70/1988 ha introdotto l’obbligo, per l’Agenzia delle Entrate, di riconoscere le cessioni dei crediti IVA maturati e chiesti a rimborso trimestralmente.

Tale disposizione ha effetto a partire dalle istanze di rimborso presentate dal 1° gennaio 2020 e rappresenta una opportunità per i contribuenti che maturano crediti IVA strutturalmente e che vorranno procedere alla monetizzazione degli stessi per assicurare un’efficiente gestione della tesoreria soprattutto in particolari momenti di incertezza come quello attuale. Scopri qui come 2R Capital può supportare le aziende.

Il Decreto Cura Italia. La cessione di crediti. I nuovi benefici

24 Marzo 2020 in Fisco

Il governo ha predisposto numerose misure di supporto all’economia. In quest’articolo, analizziamo quanto gli incentivi del Decreto Legge Cura Italia per le aziende che cedono crediti.

Cosa Prevede il Decreto Cura Italia per favorire la liquidità delle imprese?

Tra le misure straordinarie contenute del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, c.d. Decreto Cura Italia, finalizzate a sostenere le imprese sotto il profilo della liquidità, è di sicuro interesse quella prevista dall’art. 55 del Decreto che sostituisce l’art. 44- bis del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58. Come spiegato dalla Relazione Illustrativa al Decreto “la disposizione è volta a incentivare la cessione di crediti deteriorati che le imprese hanno accumulato negli ultimi anni, anche per​ effetto della crisi finanziaria, con l’obiettivo di sostenerle sotto il profilo della liquidità nel​ fronteggiare l’attuale contesto di incertezza economica”.

L’art. 55 del D.L. prevede per le società che effettuano entro il 31 dicembre 2020 cessioni a terzi di crediti vantati nei confronti di debitori inadempienti, la possibilità di trasformare in credito d’imposta una quota di deferred tax assets (le “DTA”) riferibili a:

  • perdite fiscali no​n ancora computate in diminuzione del reddito imponibile ai sensi dell’art. 84 del d.P.R. n. 917/1986 alla data della cessione;
  • eccedenze ACE non ancora dedotte dal reddito imponibile o computate in diminuzione.

Cosa si intende per debitori inadempienti?

La condizione per la conversione è che deve trattarsi di cessione onerosa di crediti pecuniari (finanziari o commerciali) verso debitori inadempienti, ovvero quando il pagamento del credito si protrae per​ oltre 90 giorni dalla data in cui era dovuto.

Chi viene escluso dall’applicazione della norma?

Dalla lettura del dettato normativo, emerge come la norma non si applichi a imprese in stato o rischio di dissesto (articolo 17 del Dlgs 180/15) o stato​ d’insolvenza in base alla legge fallimentare e del Codice della crisi​ d’impresa​.

Inoltre, il comma 6 dispone che la norma in esame non si applica alle cessioni di crediti tra società che sono tra loro legate da rapporti di controllo ai sensi dell’articolo 2359 del Codice Civile e alle società controllate, anche indirettamente dallo stesso soggetto.

Come si determina il credito d’imposta?

La quota massima di DTA trasformabili in credito d’imposta è determinata in funzione dell’ammontare massimo di componenti cui esse si riferiscono. A tal fine, il legislatore ha inteso​ porre un limite ai componenti che possono generare DTA trasformabili pari al 20% del valore nominale dei crediti ceduti. A tele limite se ne aggiunge un altro complessivo, pari ad Euro 2 miliardi di valore nominale ai crediti complessivamente​ ceduti entro il 31 dicembre 2020 che rilevano ai fini della trasformazione.

Per fare un esempio, quindi, se una società cede crediti per Euro 1 miliardo, potrà trasformare in credito d’imposta al massimo una quota di DTA riferibile ad un imponibile di Euro 200 milioni, equivalente -supponendo che l’aliquota IRES applicabile sia quella ordinaria al 24%- a Euro 48 milioni.

Deve sempre farsi riferimento alle perdite fiscali e/o eccedenze di ACE riportabili per i componenti indicati dalla norma.

Cosa succede una volta ceduti i crediti “deteriorati”?

Una volta ceduti i crediti vantati verso debitori “inadempienti”, alla data di efficacia della cessione, avverrà la conversione e determinerà l’impossibilità di fruire in futuro delle perdite e delle eccedenze ACE oggetto di conversione secondo i meccanismi ordinari.

I crediti di imposta risultanti dalla conversione, che non sono produttivi di interessi, possono:

  • essere utilizzati, senza limiti di importo, in compensazione come previsto dall’art. 17 del Decreto Legislativo 9 luglio 1997, n. 241;
  • ceduti, come previsto dall’articolo 43 bis o 43 ter del d.P.R. n. 602/1973;
  • chiesti a rimborso.

Tali crediti d’imposta andranno indicati nella dichiarazione dei redditi e non concorreranno alla formazione del reddito di impresa né alla base imponibile dell’IRAP.

La trasformazione delle DTA in crediti d’imposta è condizionata all’esercizio, da parte della società cedente, dell’opzione di cui all’art. 11, comma 1, D.L. n. 59/2016 convertito dalla Legge 30 giugno 2016, n. 119 (c.d. canone di garanzia DTA).

Il decreto specifica che la trasformazione in credito d’imposta può avvenire anche se le DTA non sono iscritte in bilancio, aspetto questo che sicuramente conferma l’intento agevolativo della norma.

A quali settori si applica la norma?

La norma, volta a sostenere finanziariamente le imprese, sembrerebbe applicabile non solo a banche e istituti finanziari, ma anche a tutte le altre Società operanti in altre tipologie di settori.

Auspichiamo un intervento dell’Agenzia delle Entrate per chiarire tutti i dubbi che ancora persistono, ma riteniamo che la ratio della norma sia particolarmente agevolativa. L’intervento consente alle imprese di beneficiare finanziariamente dalla monetizzazione dei crediti insoluti, anticipando l’utilizzo delle imposte anticipate come crediti di imposta.

In un periodo di emergenza sanitaria, sociale, economica e -anche- finanziaria, tale misura mira ad aumentare la disponibilità di cassa, riducendo il fabbisogno di liquidità delle imprese riproponendo una misura di successo già introdotta per gli istituti finanziari nel 2016.

 

L’immagine iniziale e’ © Franco Rivolli, 2020, Angels

Il Payback IVA. Le ultime novita’ per le aziende farmaceutiche.

20 Marzo 2020 in Fisco

Facciamo seguito ad un nostro precedente post per analizzare alcune novità’ in materia di payback IVA. Con la risposta n. 73 del 21 febbraio 2020, l’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito all’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA sui versamenti in payback effettuati dalle aziende farmaceutiche chiamate a ripianare, in quota parte, lo sforamento dei tetti di spesa stabiliti per le forniture di medicinali.

Il quadro normativo

Per meglio comprendere la risposta dell’Ufficio, riportiamo di seguito il contesto normativo di riferimento.

Per quanto riguarda il trattamento ai fini IVA dei cd. versamenti di payback delle aziende farmaceutiche, occorre far riferimento all’art. 1, commi da 389 a 402 della L. 205 del 27 dicembre 2017 (Legge Finanziaria 2018).

Tali norme hanno previsto innanzitutto che l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), con propria determinazione, adotti il ripiano dell’eventuale superamento del tetto della spesa farmaceutica territoriale e del tetto della spesa farmaceutica ospedaliera per l’anno 2016 a carico di ogni singola azienda farmaceutica titolare di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) (comma 389, art. 1 Legge 205/2017).

Le quote di ripiano stabilite dall’AIFA sono determinate al lordo dell’IVA e a riguardo la normativa riconosce alle aziende farmaceutiche, a determinate condizioni, il diritto di portare in detrazione l’IVA scorporandola dagli importi versati a titolo di payback.

Il comma 395 stabilisce che il diritto alla detrazione dell’imposta sorge con l’effettuazione dei versamenti di payback e, a sua volta, il comma 396 prevede l’obbligo generale per le aziende farmaceutiche di emettere un apposito documento contabile indicando gli estremi dell’atto con cui l’AIFA determina, in via definitiva, gli importi da versare.

In merito alle tempistiche dell’esercizio del diritto di detrazione, il comma 397 stabilisce che per i versamenti già effettuati alla data di entrata in vigore della legge n. 205/2017 (1° gennaio 2018), il diritto alla detrazione dell’imposta può essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione annuale dell’IVA relativa all’anno 2018.

La disciplina in materia di IVA poc’anzi descritta va coordinata con un successivo intervento legislativo

Il legislatore infatti è intervenuto in materia di recupero delle risorse finanziarie per la spesa farmaceutica e con l’articolo 9-bis, comma 3, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito dalla legge del 11 febbraio 2019 n. 12 anche al fine di dirimere il significativo contenzioso avviato dalle società farmaceutiche contro l’AIFA.

Con l’art. 9-bis cit. è stato previsto che, qualora entro il 15 febbraio 2019 non si fosse perfezionato il recupero integrale delle risorse finanziarie per il ripiano della spesa farmaceutica per gli anni 2013- 2017, il Direttore generale dell’AIFA, entro il 30 aprile 2019, avrebbe dovuto accertare che le aziende farmaceutiche avessero versato almeno l’importo di € 2,378 milioni.

Il recupero della somma di € 2,378 milioni sarebbe stato satisfattivo di ogni obbligazione a carico di ciascuna azienda farmaceutica chiamata al ripiano della spesa farmaceutica per gli anni dal 2013 al 2017 con conseguente estinzione di diritto, per cessata materia del contendere, e spese compensate, delle liti pendenti dinanzi al giudice amministrativo. In applicazione di tale normativa, l’AIFA ha adottato la determina n. 1150/2019 del 5 luglio 2019.

Il caso concreto

Il caso che della società istante è interessato dall’applicazione della normativa sopra brevemente descritta.

Al momento dell’emanazione della determina AIFA n. 1150/2019, la società istante era coinvolta in un contenzioso con l’AIFA concernente i criteri di determinazione della quota di payback che la prima doveva versare in relazione agli anni 2013-2016.

Avendo la società nel corso del 2018 effettuato un versamento spontaneo e a titolo provvisorio del versamento della propria quota di payback, comprensivo di IVA., chiedeva all’Agenzia delle Entrate il corretto esercizio del diritto di detrazione della relativa IVA.

In particolare, chiedeva di esercitare il proprio diritto alla detrazione in relazione al versamento a titolo provvisorio, previa emissione di una nota di credito, con la dichiarazione IVA dell’anno d’imposta 2019 ritenendo di dover interpretare il comma 387 dell’art. 1 della L. n. 205/2017 nel senso che l’importo dei versamenti era divenuto definitivo solo con la determina AIFA n. 1150/2019 del 5 luglio 2019 e che pertanto solo da quel momento sorgeva di fatto il diritto alla detrazione.

L’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha ritenuto di condividere la soluzione della società istante in merito alla corretta interpretazione dell’articolo 1, comma 395 della legge n. 205 del 27 dicembre 2017 e, più in particolare, al momento costitutivo del diritto di detrazione dell’iva sui versamenti di payback effettuati dalle società farmaceutiche.

Nella risposta in commento l’Agenzia chiarisce infatti che il “presupposto per l’effettuazione della nota di variazione in diminuzione è individuato, nel caso di specie, non nel versamento delle somme a titolo provvisorio effettuate dall’istante nel …. 2018 […] ma soltanto al momento della determinazione definitiva effettuata dall’AIFA in data 5 luglio 2019e pertanto “per ciò che concerne l’esercizio del diritto alla detrazione ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del d.P.R. n. 633 del 1972, […] l’istante potrà esercitarlo in relazione alle somme versate nel luglio 2018, al più tardi, con la dichiarazione relativa all’ anno in cui il predetto diritto è sorto e cioè, nel caso di specie […] quando l’AIFA accerta definitivamente le somme dovute da ogni azienda farmaceutica (determina Aifa del 5 luglio 2019)”.

Considerazioni conclusive

L’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti novità ed un chiarimento operativo a tutte quelle aziende farmaceutiche che – al pari dell’istante – hanno effettuato nel corso del 2018 versamenti provvisori che sono divenuti definitivi solo nel 2019, a seguito della determina AIFA n. 1150/2019. Una diversa e più restrittiva interpretazione del comma 395 dell’art. 1 cit. avrebbe comportato per le aziende farmaceutiche ingiustificate limitazioni del diritto di portare in detrazione l’IVA assolta sui versamenti in payback divenuti definitivi nell’anno 2019.

Il Decreto “Cura Italia” rinvia la Dichiarazione IVA al 30 giugno.

19 Marzo 2020 in Fisco

Quali sono le modifiche al calendario degli adempimenti?

Gli obiettivi prioritari che si leggono dalla Relazione illustrativa al Decreto Legge 17 Marzo 2020, n.18 c.d. “Cura Italia”, sono principalmente tre: proteggere la salute dei cittadini, sostenere il sistema produttivo e salvaguardare la forza lavoro. Oltre ai vari provvedimenti adottati per fronteggiare l’emergenza collegata alla diffusione dei virus, il Governo sta cercando anche di far fronte agli impatti che questa emergenza sta avendo sui contribuenti e sui professionisti.

Alcune di queste misure sono rintracciabili nell’art. 62 del Decreto “Cura Italia” il quale dispone, tra le altre, per contribuenti operanti sul territorio nazionale, la sospensione di tutti gli adempimenti tributari in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020, diversi dai versamenti e dall’effettuazione di ritenute alla fonte e dalle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale.

Gli adempimenti sospesi saranno effettuati entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni.

Uno degli impatti di maggiore rilevanza sarà quindi la possibilità per i contribuenti di slittare la scadenza per la presentazione della Dichiarazione IVA prevista per il prossimo 30 aprile, con possibilità di invio fino al 30 giugno.

Slittano in avanti anche Intrastat e Esterometro.

Stessa sorte dovrebbe essere riservata anche alla presentazione del Modello IVA TR per la richiesta a rimborso del credito IVA infrannuale, essendo compresa la scadenza ordinaria dell’ invio del modello, nel periodo di sospensione che terminerà il 31 maggio prossimo.

Nessuna modifica invece per quanto riguarda gli obblighi in tema di fatturazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi.

2R Capital supporta le aziende che decideranno di adottare la strategia della richiesta di rimborso del credito IVA per procedere poi con la cessione dello stesso.

La cessione dei crediti e la gestione pro-attiva del capitale circolante sono metodi chiave per assicurare un’efficiente gestione di tesoreria soprattutto in periodi di incremento dell’incertezza, come quello attuale.

Lettere d’intento tra semplificazioni e inasprimento delle sanzioni. Pubblicato il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate

1 Marzo 2020 in Fisco

 

Chiarimenti sulle modalità operative per l’attuazione delle disposizioni sulle lettere d’intento, aggiornamento del Modello e nuove modalità di consultazione per i fornitori a partire dal 2 marzo.

Con la pubblicazione del tanto atteso Provvedimento n. 96911/2020 dell’Agenzia delle Entrate, si è concluso il percorso di cambiamento della disciplina delle lettere d’intento. Solo il giorno prima, in commissione Finanze alla Camera, il Mef aveva risposto al question time presentato da due deputati che chiedevano di fare chiarezza sul funzionamento delle nuove regole procedurali sulle dichiarazioni d’intento.

 

Come funziona il meccanismo delle lettere d’intento?

Prima di vedere in dettaglio le modifiche alla disciplina in esame, è utile fare un breve riepilogo del funzionamento del meccanismo. In particolare, all’interno del Decreto IVA, l’art. 8 comma 1, lettera c), consente ai c.d. “esportatori abituali”, ovvero coloro che nell’anno solare precedente hanno registrato cessioni all’esportazione, cessioni intracomunitarie o altre operazioni assimilate per un ammontare superiore al 10 per cento del volume d’affari, di poter acquistare e importare beni e servizi senza il pagamento dell’imposta. Grazie a tale meccanismo, i soggetti passivi interessati riducono il fisiologico credito IVA che si produce inevitabilmente per coloro che effettuano gran parte delle operazioni con l’estero. A tal fine, fino all’anno 2019, l’esportatore che intendeva avvalersi della possibilità di non pagare l’imposta sugli acquisti o le importazioni, doveva trasmettere per via telematica all’Agenzia delle Entrate la “lettera d’intento” con l’obbligo poi di consegnarla al fornitore (o alla dogana) insieme alla ricevuta di trasmissione telematica. Gli estremi delle lettere d’intento dovevano poi essere annotati in appositi registri tenuti dall’esportatore abituale e dal suo fornitore.  Il modello di lettera d’intento ha subito varie modifiche nel corso degli anni, fino ad arrivare alle ultime novità apportate dall’articolo 12-septies del Decreto Legge n. 34/2019 (Decreto Crescita) che ha modificato l’art. 1 del Dl 29 dicembre 1983, n. 746, apportando anche dei cambiamenti all’interno processo di gestione.

 

Quali sono state le novità del Decreto Crescita?

Dal 2020, con il citato art. 12-septies, sono entrate in vigore una serie di semplificazioni e modifiche che hanno riguardato i vari soggetti coinvolti in questo meccanismo. In particolare:

  • gli esportatori abituali non hanno più l’obbligo di consegnare al fornitore la dichiarazione d’intento;
  • è venuto meno l’obbligo di numerazione progressiva e annotazione delle dichiarazioni d’intento emesse e ricevute in appositi registri;
  • è stato abolito l’obbligo di indicare nel quadro VI del Modello IVA i dati delle dichiarazioni d’intento ricevute.

Inoltre, fino al 2019, la norma imponeva che solo gli estremi della dichiarazione d’intento fossero indicati nelle fatture emesse oltre che l’indicazione del regime di “operazione non imponibile” ai sensi dell’art. 8 comma 1, lett. c).

Dal 2020, invece, la norma impone che gli estremi del protocollo di ricezione della dichiarazione devono essere indicati nelle fatture emesse, ovvero devono essere indicati dall’importatore nella dichiarazione doganale.

 

Quali sono le disposizioni dettate dal Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate?

Dopo lunga attesa, con il Provvedimento n. 96911/2020 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, sono state dettate le modalità operative per l’attuazione delle disposizioni previste dal Decreto Crescita nonché l’aggiornamento del Modello di dichiarazione d’intento.

Le modifiche del Modello, in particolare, hanno riguardato l’abolizione dello spazio riservato all’indicazione del numero progressivo assegnato alla dichiarazione d’intento da trasmettere e all’anno di riferimento. Inoltre, sono state aggiornate le istruzioni anche con precisazioni specifiche in caso di Gruppo IVA.

In merito invece ai nuovi servizi messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, vale la pena segnalare che il Provvedimento ha chiarito che a partire dal 2 Marzo verranno messi a disposizione dei fornitori degli esportatori abituali nel proprio cassetto fiscale, oltre al numero di protocollo della lettera d’intento, anche il modello completo di lettera d’intenti avendo quindi modo di venire a conoscenza delle informazioni relative all’ammontare per cui l’esportatore richiede l’emissione di fatture senza imposta.

Riepilogando quindi, l’esportatore abituale, una volta predisposta la lettera d’intento, dovrà trasmetterla telematicamente all’Agenzia delle Entrate che, come di consueto, attribuirà un numero di protocollo inserito anche nel cassetto fiscale del fornitore dell’esportatore abituale insieme al modello stesso.

Il fornitore, dal canto suo, prima di emettere la fattura senza IVA, dovrà avere cura di entrare nel proprio cassetto fiscale, scaricare la lettera d’intento e indicare obbligatoriamente il numero di protocollo completo nella fattura.

 

Le sanzioni saranno più severe?

Il nuovo scenario è tuttavia caratterizzato non solo da semplificazioni, ma anche da un inasprimento del regime sanzionatorio revisionato alla luce della nuova disciplina.

Nella versione previgente all’art.  7 comma 4- bis del D.Lgs n. 471/1997, veniva previsto che era punito con la sanzione amministrativa da euro 250 a euro 2.000 il cedente o prestatore che effettuava cessioni o prestazioni, di cui all’articolo 8, comma 1, lettera c) del d.P.R. n. 633/1972, prima di aver ricevuto da parte del cessionario o committente la dichiarazione di intento e riscontrato telematicamente l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle Entrate.

Sanzioni più severe adesso, dopo le revisioni del Decreto Crescita: l’art. 7 bis sopra citato, infatti, nella versione attuale, prevede la sanzione proporzionale dal 100% al 200% dell’imposta per il fornitore che effettua cessioni senza addebito dell’imposta ai sensi dell’art. 8 comma 1, lett. c), prima di aver verificato l’avvenuta presentazione della Dichiarazione d’intento all’Agenzia delle Entrate.

Ad ogni modo, nella risposta del Mef al question time all’inizio ricordata, è stato chiarito che allo stato attuale, per l’Agenzia delle Entrate non è possibile effettuare controlli sull’entità del plafond disponibile, né sulla sua costituzione o sull’evoluzione dello stesso.

IVA precompilata da Luglio 2020. Sarà vera semplificazione?

5 Febbraio 2020 in Fisco

L’Agenzia delle Entrate sempre più spedita verso il prossimo appuntamento di Luglio 2020 nell’ambito del processo di semplificazione e di riduzione degli adempimenti amministrativi a carico dei contribuenti.

Cosa prevede la norma?

L’art. 4 del D.Lgs. n. 127/2015, come modificato dall’art. 16 del DL n. 124/2019 (Decreto Fiscale), prevede che “a  partire dalle operazioni IVA effettuate dal 1° luglio 2020, in via sperimentale, nell’ambito di un programma di assistenza on line basato sui dati delle operazioni acquisiti con le fatture elettroniche e con le comunicazioni delle operazioni transfrontaliere, nonche’ sui dati dei corrispettivi acquisiti telematicamente, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione dei soggetti passivi dell’IVA residenti e stabiliti in Italia, in apposita area riservata del sito internet dell’Agenzia stessa, le bozze dei seguenti documenti:
a) registri di cui agli articoli 23 e 25 del 
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;
b) comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell’IVA.”

Inoltre, dalle operazioni effettuate dal 2021, verrà messa a disposizione anche la bozza della Dichiarazione IVA Annuale 2022.

L’Agenzia delle Entrate, avendo tutti i dati IVA disponibili grazie alla fatturazione elettronica e alla trasmissione dei corrispettivi, sarà finalmente nelle condizioni di fornire ai contribuenti i “precompilati” IVA agevolando così la compliance fiscale.

Gli esclusi da questo servizio saranno i Soggetti identificati ai fini IVA in Italia e i rappresentanti fiscali di Soggetti non residenti esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica.

Quale sarà la procedura?

Come precisato dall’Agenzia delle Entrate durante l’evento annuale del Telefisco, le bozze dei registri IVA mensili saranno disponibili entro i primi giorni del mese successivo a quello di riferimento. Le tempistiche dovranno rispettare le disposizioni contenute nell’articolo 23 del d.P.R 26 ottobre 1972, n. 633, che prevede che le fatture emesse debbano essere annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento allo stesso mese, e nell’articolo 25 del medesimo d.P.R. 633 del 1972, che prevede che le fatture ricevute debbano essere annotate anteriormente alla liquidazione periodica in cui viene esercitato il diritto alla detrazione.

Una volta prelevati i registri IVA da un’apposita area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, i contribuenti avranno modo di verificare i dati proposti e, se completi, potranno essere convalidati o in alternativa modificati o integrati sempre entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di riferimento.

Solo dopo la convalida del contribuente, l’Agenzia provvederà all’elaborazione delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche e poi della Dichiarazione annuale IVA le quali a loro volta dovranno essere confermate o modificate dal contribuente.

Quali difficoltà?

I registri IVA precompilati, inoltre, non conterranno i dati dell’esterometro trimestrale nonostante la norma ne faccia espresso riferimento. Ciò in quanto per effetto del Decreto Fiscale 2020, la periodicità dell’esterometro è divenuta trimestrale e non più mensile. Essendo le bozze dei registri IVA disponibili entro i primi giorni del mese successivo a quello di riferimento, solo qualora il contribuente continui ad effettuare l’invio dei dati in oggetto con cadenza mensile, l’Agenzia potrà utilizzare i dati delle operazioni transfrontaliere per la predisposizione dei “precompilati”.

Altra difficoltà operativa, che rischia di complicare il tutto, sarà la necessità di inserimento dell’informazione relativa alla percentuale di detrazione del bene o servizio acquistato la quale non è presente all’interno della fattura elettronica. La percentuale standard di detrazione proposta nei registri IVA sarà quella del 100%, la quale dovrà essere modificata dall’operatore in base alle varie casistiche di indetraibilità oggettiva o dell’attribuzione dei costi “promiscui”.

Esiste anche il rischio di mancata imputazione nei registri precompilati di talune tipologie di fatture attive perché ancora non inviate allo SDI entro la fine del mese, ovvero le fatture differite o quelle trasmesse entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione considerando sempre il fatto che i registri verranno resi disponibili entro i primi giorni del mese successivi a quelli di riferimento.

Non da ultimo, le attuali modalità di gestione delle fatture soggette al meccanismo del reverse charge non risultano idonee a permettere al sistema dell’Agenzia delle Entrate l’inserimento di tali dati nelle bozze di registri IVA precompilati.

Cosa aspettarci?

Durante il forum della fatturazione elettronica di gennaio, è stata anticipata l’imminente pubblicazione di un tracciato “evoluto” della fattura in formato xml che dovrebbe avvenire con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con aggiunta di nuove tipologie di tipi documento e incremento di specifici codici natura maggiormente dettagliati. Ciò servirà a rappresentare in maniera più precisa le varie transazioni, come ad esempio quelle soggette a reverse charge che permetteranno una più puntuale predisposizione dei precompilati IVA.

Tutto fa pensare quindi, che per arrivare pronti a Luglio 2020, dobbiamo aspettarci e auspicare ancora qualche correttivo.

 

Per maggiori informazioni sulla Cessione Pro Soluto Crediti Fiscali (IVA e IRES) contattaci.

Pubblicato in bozza il Modello IVA 2020: A cosa fare attenzione? Il quadro VP e le altre novità.

10 Gennaio 2020 in Fisco

L’Agenzia delle Entrate ha salutato il 2019 con la pubblicazione, proprio nella giornata del 31 dicembre, della bozza del Modello IVA 2020, ovvero il modello che verrà sicuramente ricordato dai contribuenti per essere il primo nel quale andranno a confluire le operazioni poste in essere con l’avvento della fatturazione elettronica obbligatoria. In attesa di conoscere Modello e relative istruzioni in versione definitiva, è utile fare il punto sulle maggiori novità emerse finora, nonché ricordare i recenti chiarimenti dell’Amministrazione Finanziaria che interesseranno i soggetti passivi a ridosso della trasmissione telematica delle Dichiarazioni IVA.

Dove inserire la Liquidazione IVA del quarto trimestre?

La novità più attesa era sicuramente quella che stavano aspettando i contribuenti che hanno deciso di avvalersi della facoltà prevista dall’art. 21-bis del Decreto Legge n. 78 del 2010, come modificato dall’art. 12-quater del Decreto Legge n. 34 del 2019 (c.d. Decreto Crescita), ovvero quella di comunicare con la dichiarazione annuale i dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche relative al quarto trimestre. Ci domandavamo infatti (per approfondire si rimanda all’articolo pubblicato il 13 dicembre 2019) quale sarebbe stata la scelta dell’Agenzia delle Entrate per adempiere a tale novità, ovvero se si sarebbe orientata nella direzione della compilazione del quadro VH oppure avrebbe istituito un nuovo quadro.

Dalla bozza del Modello in oggetto emerge per l’appunto che la scelta dell’Agenzia delle Entrate si è concretizzata nell’istituzione nel nuovo quadro VP il quale riproduce proprio il quadro del modello di comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche per la compilazione del quale viene fatto un rinvio generale alle istruzioni relative al Modello stesso.

Una volta smarcato tale dubbio operativo, non rimane che decidere se anticipare la trasmissione del Modello IVA 2020 entro il 2 Marzo prossimo per usufruire del beneficio di evitare l’adempimento della trasmissione della LIPE del IV trimestre 2019.

Quali sono le altre principali novità?

Frontespizio

Nel quadro “Firma della Dichiarazione” è stata inserita la casella “esonero dall’apposizione del visto di conformità” per i contribuenti che hanno applicato gli ISA e, sulla base delle relative risultanze, ne sono esonerati.

Quadro VA

I soggetti che a partire dal 1° Gennaio 2020 partecipano al regime del Gruppo IVA dovranno ricordare di compilare la nuova casella VA 11 al fine di segnalare che la dichiarazione IVA in oggetto sarà l’ultima prima dell’ingresso nel Gruppo IVA. Tale casella sostituisce il VA 16 dello scorso anno la cui compilazione aveva la medesima finalità. Attenzione alla compilazione del quadro VX per la richiesta di rimborso per chi si trova in questa situazione.

Quadro VF

Quest’anno il quadro VF 16 si sdoppia, componendosi di 2 campi: il primo dove andranno indicati gli acquisti non imponibili, non soggetti e relativi ad alcuni regimi speciali, mentre il campo 2 andrà ad ospitare acquisti esenti ed importazioni non soggette.

Quadro VQ

Ecco un’altra new entry a cui fare attenzione: il quadro VQ.  Tale quadro riguarderà quei contribuenti che intendono determinare il credito a seguito di versamenti IVA non spontanei derivanti principalmente da comunicazioni di irregolarità.

Quadro VL

Collegato al quadro VQ sarà la compilazione del rigo VL 12 per l’indicazione del credito maturato a seguito di versamenti IVA periodica non spontanei (esposti nel quadro VQ).

Visto di conformità: quali sono gli ultimi chiarimenti da considerare?

Oltre a fare attenzione ai nuovi quadri introdotti del Modello IVA, non bisogna dimenticare un altro tema delicato che si troveranno a gestire i contribuenti e i loro intermediari ovvero quello dell’apposizione del visto di conformità prima della trasmissione telematica della Dichiarazione IVA. In fase di predisposizione del Modello, risulta utile verificare che tutte le condotte poste in essere siano allineate a quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con l’importante risoluzione n. 99 del 29 Novembre 2019 con la quale sono stati finalmente chiariti tutti i dubbi sui soggetti legittimati ad apporre il visto di conformità sulla dichiarazione da presentare. Il visto di conformità ha nel tempo attirato sempre più attenzione soprattutto in quanto è divenuto strumentale anche per l’ottenimento dell’esonero dalla presentazione della garanzia in caso di richiesta di rimborso. L’Agenzia, a tal proposito, con la Risoluzione n. 99 citata, ha definitivamente chiarito l’obbligo di identità soggettiva tra chi appone il visto di conformità e chi predispone e trasmette la dichiarazione, che sotto il profilo operativo impone anche la corretta compilazione degli appositi campi del frontespizio del modello.

E dopo la Dichiarazione IVA 2020, quali i prossimi passi verso la “precompilata”?

Se la prossima Dichiarazione IVA sarà l’occasione per fare il punto sul primo anno di implementazione della fatturazione elettronica e per rendersi conto se la tanto auspicata semplificazione promessa ai contribuenti si tradurrà anche in una compilazione del Modello IVA in modalità più automatizzata del passato, merita una riflessione finale una delle novità che riguarderà il 2020. Con la pubblicazione del DL n. 124 del 26 ottobre 2019 (c.d. “decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020”) conv. L. n. 157 del 19 dicembre 2019, è stato definito il calendario dei prossimi appuntamenti che porteranno gradualmente all’introduzione della Dichiarazione IVA precompilata.

L’Agenzia delle Entrate, in virtù di quanto disposto dall’art. 16 del DL 124/2019 convertito, predisporrà le bozze dei registri IVA, delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA e della Dichiarazione annuale IVA con le seguenti scadenze:

  • il primo invio delle bozze dei registri IVA e delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA avrà luogo a partire dal secondo semestre 2020;
  • la predisposizione della bozza di dichiarazione IVA annuale verrà messa a disposizione dei soggetti passivi a partire dai dati riferiti al

Ormai la strada sembra tracciata per arrivare alla Dichiarazione IVA precompilata, e, in attesa di addentrarci nelle prossime novità, non rimane quindi che concentrarsi sulle prossime scadenze approcciandosi alla Dichiarazione IVA non solo come una scadenza con cui fare i conti, ma anche come uno strumento  per pianificare scelte e strategie finanziarie valutando anche l’opportunità  di anticipare la richiesta di rimborso dell’IVA annuale al fine di puntare sulla leva della monetizzazione dei crediti tributari.

 

 

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Dichiarazione Annuale IVA: Quali novità per le scadenze 2020?

13 Dicembre 2019 in Fisco

E’ PREVISTA L’INTRODUZIONE DI NUMEROSE MODIFICHE ALLA NORMATIVA FISCALE NEL 2020.

Tra queste, una semplificazione agli adempimenti IVA. Una liquidazione periodica in meno per le aziende che presentano la dichiarazione IVA entro febbraio 2020.

 

1. La modifica normativa

In vista dell’arrivo del nuovo anno, è ora di iniziare a pensare alla pianificazione degli adempimenti fiscali del 2020. A tal proposito, da tenere in considerazione, sarà sicuramente la novità introdotta dall’art. 21-bis comma 1 del DL 78/2010, così come sostituito dall’art. 12-quater del DL 34/2019 (c.d. Decreto Crescita).  In particolare, al contribuente verrà data l’opportunità di trasmettere i dati delle Comunicazioni delle Liquidazioni periodiche IVA relative al quarto trimestre 2019 attraverso la presentazione della Dichiarazione IVA annuale entro la fine del mese di Febbraio.

L’articolo in commento, come modificato, recita infatti: I soggetti passivi dell’imposta sul valore aggiunto trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate, entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo a ogni trimestre, una comunicazione dei dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche dell’imposta effettuate ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 1-bis, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 100, nonche’ degli articoli 73, primo comma, lettera e), e 74, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. La comunicazione dei dati relativi al secondo trimestre e’ effettuata entro il 16 settembre. La comunicazione dei dati relativi al quarto trimestre puo’, in alternativa, essere effettuata con la dichiarazione annuale dell’imposta sul valore aggiunto che, in tal caso, deve essere presentata entro il mese di febbraio dell’anno successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta. Restano fermi gli ordinari termini di versamento dell’imposta dovuta in base alle liquidazioni periodiche effettuate”

La normativa ha previsto finora che i soggetti passivi devono presentare il modello di “Comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA” per comunicare i dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche dell’imposta (art. 21-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78). Il modello deve essere presentato entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo a ogni trimestre e, in particolare, la comunicazione relativa all’ultimo trimestre è presentata entro l’ultimo giorno del mese di febbraio. Se il termine di presentazione della comunicazione scade di sabato o in giorni festivi, lo stesso è prorogato al primo giorno feriale successivo.

Con la novità del Decreto Crescita, quindi, la Comunicazione dei dati relativa al quarto trimestre potrà essere effettuata con la Dichiarazione annuale IVA.

2. A quali condizioni?

La condizione da rispettare per poter usufruire di tale beneficio sarà quello di presentare la Dichiarazione annuale IVA entro il mese di febbraio dell’anno successivo a quello del periodo d’imposta di riferimento. Ciò al fine di rispettare quanto previsto dall’art. 252 par. 1 della Direttiva IVA 2006/112/CE secondo il quale gli Stati Membri devono presentare i dati relativi alle operazioni IVA non oltre due mesi la scadenza del periodo d’imposta per consentire il calcolo delle risorse proprie di spettanza dell’Unione Europea.

L’intento della norma contenuta nel c.d. Decreto Crescita quindi, è principalmente semplificare gli adempimenti previsti per i contribuenti. Come si legge infatti dal dossier        n. 123/5 del servizio studi del Senato, “la norma intende evitare così al contribuente un doppio adempimento comunicativo/dichiarativo tra la comunicazione dei dati della liquidazione periodica IVA del quarto trimestre e la dichiarazione annuale IVA, senza incidere sui termini, né sui tempi di liquidazione e controllo, né di versamento delle imposte.”

3. Semplificazione o opportunità?

La possibilità di presentare la Dichiarazione IVA entro la fine del mese di febbraio, anticipando la scadenza ordinaria, rappresenta sicuramente una semplificazione per i contribuenti che così eviteranno di trasmettere due volte i dati dell’ultimo trimestre, ma anche un’occasione invogliante per i soggetti che hanno maturato un credito IVA e intendono chiederlo a rimborso oppure portarlo in compensazione.

Infatti, presentando la Dichiarazione annuale IVA 2020 entro la scadenza di fine febbraio, il Contribuente potrà, tramite il Modello IVA, esercitare la volontà di chiedere direttamente l’imposta a rimborso.

A tal proposito l’appuntamento previsto con la possibilità di unificare la scadenza della comunicazione della LIPE del IV trimestre unitamente alla Dichiarazione IVA, per il 2020, è prevista per lunedì 2 marzo 2020, in occasione dell’anno bisestile e della coincidenza del 29 febbraio che capiterà di sabato.

4. Come comunicare i dati IVA del IV trimestre?

In attesa di leggere le istruzioni al Modello IVA 2020 che dovrebbero essere pubblicate a breve in bozza sul sito dell’Agenzia delle Entrate, restano ancora incerte le modalità con cui dovranno essere comunicati i dati del IV trimestre 2019 all’interno del Modello IVA, se tramite la compilazione di un nuovo apposito quadro che recepirà tale modifica normativa oppure con l’eventuale compilazione del quadro VH.

Il contribuente potrà probabilmente decidere liberamente se presentare la LIPE del IV trimestre in via autonoma, o se, per evitare tale adempimento, presentare il Modello IVA 2020 entro il 2 marzo del prossimo anno.

Consigliamo quindi di anticipare la riflessione sulla gestione del capitale circolante e, in particolare, dei crediti tributari. La strategia relativa alle richieste di rimborso e alla monetizzazione dei crediti tributari può diventare chiave nella determinazione della posizione finanziaria netta.

La scadenza ordinaria della presentazione della Dichiarazione IVA 2020, relativa al periodo d’imposta 2019, rimane in ogni caso fissata per il 30 aprile 2020.

 

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