Piano nazionale di ripresa e resilienza – Il piano di Transizione 4.0

14 Giugno 2021 in Fisco, News Finanza/Economia Italiane

L’art. 3, D.L. 59/2021, così rubricato “Misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti” al fine di incentivare l’innovazione e l’industria 4.0. (cd. “Piano di Transizione 4.0”), ha previsto ulteriori risorse finanziarie [già previste dalla Legge 178/2020 (“Legge di Bilancio 2021”)] per le imprese che investono in beni materiali e immateriali (strumentali e nuovi), in ricerca e sviluppo e tecnologia, in formazione 4.0.

In cosa consiste l’agevolazione fiscale?

In pratica l’agevolazione consiste nella trasformazione di una parte (in termini percentuali) delle somme investite in un credito d’imposta, la cui percentuale varia in base alla tipologia di investimento, così come segue:

  • beni immateriali 4.0: il credito d’imposta è pari al 20% per gli investimenti effettuati nell’arco dell’anno d’imposta 2021, fino ad un massimo di 1 milione di euro;
  • beni materiali 4.0: il credito d’imposta è pari al:
    • 50% per investimenti fino a 2,5 milione di euro;
    • 30% per gli investimenti che eccedono i 2,5 milioni di euro di cui sopra, nel limite di 10 milioni di euro;
    • 10% per gli investimenti che eccedono i 10 milioni di euro di cui sopra, nel limite di 20 milioni di euro.

Tali aliquote percentuali si applicano agli investimenti effettuati entro la fine dell’anno d’imposta 2021. Viceversa, per gli investimenti effettuati nell’anno d’imposta 2022, le aliquote sono le seguenti:

    • 40% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro,
    • 20% per gli investimenti che eccedono i 2,5 milioni di euro di cui sopra, nel limite di 10 milioni di euro;
    • 10% per gli investimenti che eccedono i 10 milioni di euro di cui sopra, nel limite di 20 milioni di euro.
  • beni ordinari (diversi da quelli 4.0): il credito d’imposta è pari al 6% (15% per i beni funzionali allo smart working) del costo, nel limite di 2 milioni di euro;
  • ricerca, sviluppo, innovazione e design: il credito d’imposta è pari al:
    • 20% per le spese sostenute per attività di R&S, fino ad un tetto massimo di 4 milioni di euro;
    • 6% (10%) per l’innovazione tecnologica e design, fino ad un tetto massimo di 2 milioni di euro;
    • 15% per progetti di innovazione tecnologica connessa alla transizione tecnologica o innovazione digitale 4.0.
  • formazione 4.0: il credito d’imposta è pari al:
    • 50% delle spese “ammissibili”, nel limite massimo annuo di 300mila euro per le micro e piccole imprese;
    • 40% delle spese “ammissibili”, nel limite massimo annuo di 250mila euro per le medie imprese;
    • 30% delle spese “ammissibili”, nel limite massimo annuo di 250mila euro, per le grandi imprese.

Tali agevolazioni sono cumulabili con altri finanziamenti, regionali, nazionali o europei.

Utilizzo del credito d’imposta

Dal 2020, il credito d’imposta potrà essere utilizzato in tre quote annuali di pari importo a decorrere dall’entrata in funzione per gli investimenti in beni strumentali non 4.0, o dall’avvenuta interconnessione per i beni strumentali materiali e immateriali 4.0 (ad eccezione degli investimenti non 4.0 effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021 il cui utilizzo in compensazione potrà avvenire in un’unica quota annuale, indipendentemente dal volume d’affari del soggetto fruitore, cosi come modificato dall’art. 20, D.L. 73/2021 (cd. “Decreto Sostegni-bis”).

Inoltre, a norma dell’art. 1, co. 1059, Legge 178/2020, il credito d’imposta potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione mediante modello F24, ai sensi dell’art. 17, D.lgs. 241/1997, senza considerare i limiti previsti dagli articoli: 1, co. 53, Legge 244/2007, 34, Legge 388/2000; 31, D.L. 78/2010. In ultimo, in sede di compilazione del modello F24, occorrerà riportare i codici tributo relativi agli investimenti effettuati nel 2020 e nel 2021, in beni materiali/immateriali 4.0 e in beni materiali/immateriali diversi da quelli 4.0 (Cfr. Risoluzione Ministeriale 3/E/2021).

È possibile cedere il credito d’imposta ad un istituto finanziario?

Ad oggi non è ancora possibile cedere il credito d’imposta ad un istituto finanziario, anche in sede di formulazione della bozza del Decreto Sostegni-bis, era stato accolto e inserito un apposito emendamento che prevedeva la cedibilità di alcuni crediti d’imposta, tra cui quelli maturati a seguito di investimenti in beni strumentali effettuati nell’ambito del Piano Transizione 4.0. Tale emendamento, sebben accolto è stato ritirato in quanto la Ragioneria di Stato, con giusta motivazione, si è opposta a tale previsione normativa. Tuttavia, non è escluso che il predetto emendamento possa essere rivisitato e riproposto in sede di conversione del citato decreto in legge oppure in un decreto futuro.

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Rimborsi IVA: è ammessa la dichiarazione integrativa IVA per l’apposizione del visto di conformità, anche in seguito all’archiviazione della prima richiesta di rimborso

28 Maggio 2021 in Fisco

Con la Risposta ad Istanza di Interpello n. 289 del 2021, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che un contribuente può presentare una dichiarazione integrativa per l’apposizione del visto di conformità che era assente sulla dichiarazione originaria. L’assenza di modifiche alla destinazione del credito e l’archiviazione della prima istanza non sono ostative alla suddetta facoltà.

Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate

Il caso esaminato nella risposta in esame riguarda una società di diritto svizzero che opera in Italia per il tramite di un rappresentante fiscale (ai sensi dell’art. 17, comma 3, del D.P.R. n. 633/1972). Il contribuente aveva presentato una dichiarazione IVA per il periodo d’imposta 2018, esponendo un’eccedenza di credito IVA che chiedeva a rimborso ai sensi degli artt. 30 e 38-bis del D.P.R. n. 633/1972. Tuttavia, il contribuente aveva omesso l’apposizione del visto di conformità.

Per tale motivo l’Agenzia delle Entrate archiviava l’istanza di rimborso, come risultante dal cassetto fiscale del contribuente, con la causale “per mancata presentazione documentazione”.

La società svizzera, dunque, interpellava l’Agenzia delle Entrate, ritenendo che la stessa potesse correggere l’errore della prima dichiarazione (cioè l’omissione del visto di conformità) tramite la presentazione di dichiarazione integrativa.

La risposta dell’Agenzia delle Entrate

L’Amministrazione Finanziaria interpellata, ha confermato che il contribuente può modificare la scelta effettuata in dichiarazione annuale relativa ad un credito IVA chiesto a rimborso, presentando dichiarazione integrativa entro i termini di decadenza dell’attività di accertamento e senza il versamento di sanzioni.

Il suddetto termine, ai sensi dell’art. 57 del D.P.R. n. 633/1972, corrisponde:

  • Al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria (per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2016 e successivi);
  • Al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria (per i periodi d’imposta precedenti al 2016).

Tale risposta consolida un orientamento già espresso dall’Agenzia delle Entrate (cfr. la circolare n. 32/E del 30 dicembre 2014, paragrafo 2.2.1, la circolare n. 35/E del 27 ottobre 2015, e recentemente le risposte ad interpello nn. 231/E e 292/E del 2020).

La procedura approvata dall’Agenzia delle Entrate è valida anche se il contribuente non dovesse modificare in alcun modo la scelta originariamente operata in relazione al rimborso. La facoltà di presentare la dichiarazione integrativa, tuttavia, è subordinata al verificarsi di due condizioni:

  • Che il contribuente non abbia ricevuto alcuna comunicazione di diniego con riferimento alla dichiarazione originaria;
  • Che il credito ivi indicato non sia già stato utilizzato in detrazione o in compensazione.

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Il PNRR: le novità in materia di infrastrutture

26 Maggio 2021 in Fisco, News Finanza/Economia Italiane

Il Governo ha approvato il Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza (PNRR) e si attendono presto i provvedimenti di attuazione. Il Piano si inserisce all’interno del programma Next Generation EU (NGEU), il pacchetto da 750 miliardi di Euro (dei quali 390 miliardi sono costituiti da sovvenzioni) concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica.

Le risorse stanziate dal NGEU dovranno essere allocate in conformità ai 6 pilastri enunciati dal “Regolamento RFF”, che istituisce il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza:

  • Transizione verde;
  • Trasformazione digitale;
  • Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva;
  • Coesione sociale e territoriale;
  • Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale;
  • Politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani.

Il PNRR, si articola in sei missioni, suddivise a loro volta in sedici Componenti, cioè specifiche aree di intervento che rispecchiano le priorità sancite dal Regolamento RFF. In particolare, per quanto di interesse, l’Italia ha dedicato un’intera missione (missione 3) al tema delle infrastrutture, per le quali con il PNRR sono stati stanziati 25,13 miliardi di Euro, che arriverebbero a 31,46 con l’utilizzo del Fondo complementare.

Missione 3: obiettivi

La Missione 3 mira a rendere, entro il 2026, il sistema infrastrutturale più moderno, digitale e sostenibile, in grado di rispondere alla sfida della decarbonizzazione (indicata dall’Unione Europea con le strategie dell’European Green Deal) e di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dall’agenda 2030 delle Nazioni Unite.

L’Italia perseguirà tali obiettivi tramite investimenti e riforme su due Componenti:

  • Investimenti sulla rete ferroviaria (M3C1 – 27,44 miliardi di Euro);
  • Intermodalità e logistica integrata (M3C2 – 0,36 miliardi di Euro).

M3C1: 27,44 miliardi di Euro

La prima Componente della Missione 3 mira a potenziare il trasporto su rotaia di merci e passeggeri, aumentando la capacità della rete ferroviaria e migliorando la qualità del servizio lungo i principali collegamenti nazionali e regionali, rafforzando al contempo i collegamenti transfrontalieri.

Gli interventi previsti dal PNRR possono essere suddivisi in investimenti mirati e riforme.

Per quanto riguarda gli investimenti, si segnala:

  1. L’estensione della rete ad Alta Velocità verso il Sud, con un particolare focus sulle tratte Napoli-Bari, Palermo-Catania-Messina e Salerno-Reggio Calabria (con uno stanziamento di 4,64 miliardi di Euro);
  2. Il potenziamento dell’Alta Velocità al Nord, che collega con l’Europa, con un particolare focus sulle tratte Brescia-Verona-Vicenza, Liguria-Alpi, Verona-Brennero (con uno stanziamento di 8,57 miliardi di Euro);
  3. Il miglioramento della connettività trasversale attraverso linee diagonali ad Alta Velocità, con un particolare focus sulle tratte Roma-Pescara, Orte-Falconara, Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia (con uno stanziamento di 1,58 miliardi di Euro);
  4. Lo sviluppo del sistema europeo di gestione del trasporto ferroviario (ERTMS, con uno stanziamento di 2,97 miliardi di Euro);
  5. Il potenziamento dei nodi ferroviari metropolitani e delle linee regionali (con uno stanziamento di 9,94 miliardi di Euro);
  6. L’elettrificazione, il potenziamento e generalizzato miglioramento della rete ferroviaria nel Sud (con uno stanziamento di 3,1 miliardi di Euro).

Tra le riforme previste dal PNRR, si menziona:

  1. L’accelerazione dell’iter di approvazione del Contratto di Programma Quinquennale tra Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS) e Rete Ferroviaria Italiana (RFI);
  2. Una modifica normativa (che proporrà il MIMS) per anticipare la localizzazione dell’opera al momento del “Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica”, anziché attendere la fase definitiva di progettazione;
  3. Un pacchetto di riforme (Sicurezza Stradale 4.0) che prevede:
    1. Il trasferimento della titolarità di ponti, viadotti e cavalcavia alle strade di primo livello, con conseguente trasferimento delle attività manutentive tra le competenze di ANAS e concessionari autostradali;
    2. L’attuazione di un processo di valutazione del rischio di ponti e viadotti esistenti, secondo le linee guida sancite dal M. 578 del 17 dicembre 2020.

M3C2: 0,36 miliardi di Euro

La seconda componente della Missione 3 mira a potenziare la competitività del sistema portuale italiano, nell’ottica di una maggiore sostenibilità ambientale.

Tali obiettivi saranno perseguiti prevalentemente tramite l’adozione di riforme normative e regolamentari, tra cui:

  1. La Semplificazione delle procedure per il processo di pianificazione strategica;
  2. L’attuazione del regolamento che definisce l’aggiudicazione competitiva delle concessioni nelle aree portuali;
  3. La semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti di cold ironing;
  4. La digitalizzazione dei sistemi logistici tramite:
    1. L’implementazione dello Sportello Unico dei Controlli per le operazioni di import/export;
    2. L’interoperabilità dei Port Community System tra di loro e con la Piattaforma Logistica Nazionale;
    3. L’adozione della CMR elettronica come parte dei controlli sulle operazioni di cabotaggio stradale (in conformità ai Regolamenti europei 2020/1056 e 2020/1055).

Infine, il PNRR ha stanziato 0,36 miliardi di Euro per interventi di digitalizzazione della catena logistica e dei sistemi aeroportuali.

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Il PNRR: le novità in materia di Ecobonus e Sismabonus al 110%

6 Maggio 2021 in Fisco

Il Governo ha approvato il Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza e si attendono presto i provvedimenti di attuazione. Il Piano si inserisce all’interno del programma Next Generation EU (NGEU), il pacchetto da 750 miliardi di Euro concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica, e tra le novità più attese contiene quelle relative alla proroga e alla semplificazione degli adempimenti per il cd. Superbonus previsto dagli artt. 119 e 121 del D.L. n. 34/2020 (Decreto Rilancio).

Gli obiettivi del Piano e gli ambiti di intervento

Il Piano ha stanziato 15,22 miliardi di Euro, che arriverebbero a 18 miliardi di Euro con il Fondo Complementare, per perseguire l’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici situati sul territorio italiano. I principali obiettivi del Governo sono l’aumento dell’efficientamento energetico del parco immobiliare sia pubblico che privato e lo stimolo agli investimenti locali, la creazione di posti di lavoro e l’utilizzo sempre più diffuso di energie rinnovabili.

Le aree di intervento del Piano e l’allocazione delle risorse economiche riguardano, tra l’altro:

  • l’efficienza e la sicurezza del patrimonio edilizio pubblico, con interventi realizzati su edifici scolastici e su 48 edifici giudiziari;
  • l’estensione della durata degli incentivi per la riqualificazione energetica e l’adeguamento antisismico del patrimonio immobiliare privato e per l’edilizia sociale, attraverso le detrazioni fiscali di Ecobonus e Sismabonus fino al 110%;
  • lo sviluppo di sistemi di teleriscaldamento efficienti, con la costruzione di nuove reti e l’estensione di quelle già esistenti per uno sviluppo complessivo di circa 330 km.

Gli interventi in materia di Ecobonus e Sismabonus al 110%

Nel piano la proroga del periodo agevolato, sebbene attesa, non è arrivata ed è stato confermato la proroga accordata con la Legge di Legge di Bilancio 2021. Attualmente, l’incentivo spetta fino:

  • al 31 dicembre 2022 per gli interventi effettuati dai condomini, a condizione che almeno il 60% dei lavori sia stato effettuato entro il 30 giugno precedente e
  • al 30 giugno 2023 per gli interventi effettuati dagli IACP, a condizione almeno il 60% dei lavori siano stati effettuati alla fine del 2022.È stato inoltre confermato che il sostegno consisterà in una detrazione del 110% dei costi sostenuti e che sarà usufruibile in 5 rate annuali, con possibilità di cessione del credito o di applicazione dello sconto in fattura.

Il Governo ha ribadito che con il Superbonus si intende far fronte ai lunghi tempi di ammortamento delle ristrutturazioni degli edifici e stimolare al contempo il settore edilizio, creando occupazione e rilanciando le economie locali.

Quando arriveranno le misure attuative del Piano?

Stando a quanto si apprende dal Piano le prime misure attuative saranno adottate con provvedimenti d’urgenza, che arriveranno entro la fine di maggio 2021. I provvedimenti riguarderanno soprattutto la semplificazione dell’iter burocratico per la fruizione di tali sostegni.

L’attuazione del Superbonus ha incontrato infatti molti ostacoli connessi alla necessità di attestare la conformità edilizia che è risultata particolarmente complessa per gli edifici risalenti, come segnalato dall’ANCI, dalla rete delle professioni tecniche e dalle associazioni imprenditoriali (con attese fino a sei mesi per l’accesso agli archivi edilizi).

Il nodo da sciogliere, già fatto oggetto dell’interrogazione parlamentare dell’8 aprile scorso al Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, attiene soprattutto alla questione della cd. doppia conformità edilizia richiesta ex art. 49 del Testo Unico Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia ed ottenibile, in alternativa al ripristino, con le procedure di accertamento della conformità previste dagli artt. 50 e 36 del medesimo Testo Unico.

La posizione espressa dal Ministro è stata altresì confermata dal Governo nel PNRR dove è stato espressamente dichiarato che saranno adottate misure di semplificazione per la fruizione delle detrazioni “rimuovendo gli ostacoli burocratici all’utilizzo del Superbonus”.

Inoltre, sia per la proroga del periodo agevolato al 2023 quanto per l’esigenza di adottare misure di semplificazione per la fruizione degli incentivi, si è espresso da ultimo il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, nel discorso alle Camere del 27 aprile scorso.

In tale occasione, il Governo ha dichiarato il proprio impegno ad inserire l’estensione di tutte le agevolazioni del Superbonus all’anno 2023 già nel Disegno di legge di bilancio per il 2022, ritenendo tuttavia necessario un periodo di osservazione degli interventi nel corso del 2021.

Nel medesimo discorso, il Presidente Draghi ha confermato che entro la fine di maggio 2021 saranno emanate misure di semplificazione per l’accesso e l’effettiva fruizione dell’agevolazione del Superbonus.

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Rimborsi fiscali: l’Agenzia delle Entrate restituirà il costo delle fideiussioni IVA

28 Aprile 2021 in Fisco

L’ottenimento di un rimborso IVA può rivelarsi particolarmente oneroso. Il legislatore italiano, infatti, per tutelare la propria posizione in sede di rimborso, richiede che il contribuente a credito fornisca una garanzia. Ai sensi dell’art. 38-bis, comma 5, del Decreto n. 633/1972, tale garanzia deve essere prestata per 3 anni dall’esecuzione del rimborso oppure, se inferiore, per il periodo mancante al termine di decadenza dell’accertamento. Essa può assumere diverse forme come, ad esempio, titoli di Stato o polizze fideiussorie rilasciate da istituti di credito e imprese assicurative.

Questi ultimi strumenti, in particolare, sono i più diffusi e, al contempo, offrono un’ottima garanzia all’Erario, grazie alla solvibilità dei soggetti emittenti (banche ed assicurazioni). Tuttavia, le polizze fideiussorie hanno un costo che, apparentemente, potrebbe scoraggiare il contribuente dall’effettuare richiesta di rimborso. Tali costi, unitamente alla generalizzata inerzia dell’Erario nell’erogazione dei rimborsi IVA, hanno da sempre esposto i soggetti passivi che operano in Italia ad eccessivi rischi finanziari.

Quali sono i rimedi a tali rischi finanziari?

Questa situazione si pone in aperto contrasto con i principi dell’Unione Europea e, in particolare, con il principio di neutralità fiscale sancito dalla Direttiva 2006/112/CE (o anche “Direttiva IVA”). È consolidato orientamento della Corte di Giustizia, infatti, che gli Stati Membri debbano garantire ai soggetti passivi il diritto a recuperare la totalità del credito IVA senza incorrere in alcun rischio finanziario (ex multiis causa C-387/16). L’eventuale svantaggio economico in cui è incorso il contribuente per l’ottenimento di un rimborso IVA deve sempre essere compensato con il pagamento di interessi (causa C-107/10).

Al riguardo, l’inerzia dell’Italia nell’adeguare le proprie procedure interne di rimborso agli standard imposti dalla Direttiva IVA ha costretto la Commissione Europea ad avviare una procedura di infrazione (n. 4080/2013, in relazione all’art. 138 della Direttiva IVA).

La chiusura della procedura di infrazione

Al fine di consentire la chiusura della procedura di infrazione, il legislatore ha introdotto una disposizione (art. 7 della L. 167/2017) in applicazione della quale ai soggetti che chiedono il rimborso dell’IVA è riconosciuto un ristoro forfetario dei costi sostenuti per la prestazione della garanzia. Più precisamente l’importo rimborsato dall’Erario è pari allo 0,15% dell’importo garantito per ogni anno di durata della garanzia.

Questioni aperte

La norma in esame presenta alcuni profili di dubbia compatibilità con il diritto unionale. Non sembra, infatti, giustificata la limitazione in via forfetaria (nella misura dello 0,15%) del diritto del soggetto passivo al ristoro dei costi sostenuti per l’ottenimento della garanzia.

Va, inoltre, sottolineato che l’ordinamento italiano già prevedeva una norma relativa al rimborso degli oneri fideiussori. L’art. 8, comma 4, dello Statuto del Contribuente, infatti, sancisce che “L’amministrazione finanziaria è tenuta a rimborsare il costo delle fideiussioni che il contribuente ha dovuto richiedere per ottenere la sospensione del pagamento o la rateizzazione o il rimborso dei tributi”. Sebbene il decreto attuativo previsto dallo stesso articolo non sia mai stato emanato, la giurisprudenza di merito (da ultimo la sentenza n. 4113 del 17 febbraio 2021) ha più volte valorizzato tale disposizione, confermando il diritto al ristoro del contribuente.

Tra i pregi di tale norma, si segnala l’assenza di limitazioni al diritto al rimborso degli oneri tributari, nonché la portata generale della stessa, poiché applicabile a qualsiasi tributo.

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Superbonus 110%: i chiarimenti dell’Agenzia sulle fatture emesse dal general contractor

28 Aprile 2021 in Fisco

Con la risposta n. 254 del 15 aprile 2021, l’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti sui costi agevolati sostenuti in relazione ad interventi che danno diritto al cd. Superbonus ai sensi degli artt. 119 e 121 del D.L. n. 34/2020 (Decreto Rilancio) e che coinvolgono i contraenti generali.

Il caso analizzato dall’Agenzia delle Entrate

Come avviene sempre più di frequente, anche nel caso in esame, per realizzare interventi di cd. Superbonus sulla propria unità immobiliare, il contribuente ha stipulato un contratto di appalto con un unico fornitore che agisce come contraente generale e che effettuerà sia il servizio di fornitura e posa in opera degli interventi che quello di progettazione dell’opera.

Per gli altri servizi, tra cui l’asseverazione sul rispetto dei requisiti tecnici e sulla congruità delle spese sostenute e il visto di conformità, il contribuente darà incarico a professionisti abilitati di sua scelta. Questi ultimi emetteranno la fattura per i loro servizi direttamente al contraente generale, che agendo in qualità di mandatario senza rappresentanza del contribuente, provvederà a pagare dette fatture e ad addebitare il relativo costo, senza alcuna maggiorazione sull’importo, nella fattura che emetterà nei riguardi del contribuente, previa applicazione dell’opzione dello sconto.

Nell’interpello in questione il contribuente chiede di conoscere il corretto trattamento fiscale dei costi sostenuti per i professionisti tenuti al rilascio del visto di conformità e dell’asseverazione, che vengono in prima battuta anticipati dal contraente generale e successivamente riaddebitati al contribuente in fattura con opzione per lo sconto del corrispettivo.

Quali sono le spese agevolate secondo la prassi dell’Agenzia delle Entrate?

Come noto, i primi chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sull’agevolazione del cd. Superbonus sono stati forniti con la circolare 8 agosto 2020, n. 24/E. Già in quella sede, l’Agenzia ha ribadito che le spese sostenute per il rilascio del visto di conformità nonché delle attestazioni e delle asseverazioni, secondo quanto previsto dalla normativa, sono certamente detraibili nella misura del 110 per cento, fermo restando i limiti di spesa previsti per ciascun intervento.

L’Agenzia ha poi confermato che la medesima detrazione spetta anche per talune spese sostenute in relazione agli interventi che beneficiano del cd. Superbonus tra cui:

  1. le spese sostenute per l’acquisto dei materiali, la progettazione e le altre spese professionali connesse, comunque richieste dal tipo di lavori (ad esempio, l’effettuazione di perizie e sopralluoghi, le spese preliminari di progettazione e ispezione e prospezione);
  2. gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi (ad esempio, le spese relative all’installazione di ponteggi, allo smaltimento dei materiali rimossi, l’i.v.a. non detraibile, l’imposta di bollo e i diritti pagati per la richiesta dei titoli abilitativi edilizi, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico).

Più in generale, con la successiva circolare 22 dicembre 2020, n. 30/E, l’Agenzia ha assunto un approccio sostanziale ed ha chiarito che sono agevolabili tutte le spese caratterizzate da un’immediata correlazione con gli interventi che danno diritto alla detrazione, escludendo, in tal modo, gli emolumenti dell’amministratore di condominio per gli adempimenti connessi all’esecuzione dei lavori e all’accesso al cd. Superbonus.

La soluzione dell’Agenzia delle Entrate e il principio di semplificazione

Con la risposta in commento, l’Agenzia ha fornito ulteriori chiarimenti in punto di spese agevolate.

In particolare, accettando la soluzione prospettata dal contribuente, ha chiarito che anche i corrispettivi spettanti per i servizi professionali resi da professionisti incaricati dal contribuente e fatturati al contraente generale possono essere ricompresi nel cd. Superbonus, purché tali spese siano analiticamente e dettagliatamente documentate nella fattura emessa dal contraente generale.

La posizione dell’Agenzia sembra andare nel senso della semplificazione degli adempimenti in capo al contribuente in quanto sono ammesse alla detrazione del cd. Superbonus tutte le spese, anche se sostenute dal contraente generale e poi riaddebitate con lo sconto in fattura al contribuente, sempreché gli effetti complessivi siano i medesimi di quelli configurabili nell’ipotesi in cui i professionisti effettuino direttamente lo sconto in fattura al contribuente beneficiario dell’agevolazione.

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IVA al 10% per la costruzione dei collettori di adduzione

21 Aprile 2021 in Fisco

Secondo le Entrate, la costruzione ex novo di “collettori di adduzione” sconta l’IVA 10%, in quanto considerati alla stregua di “articolazioni” dell’impianto fognario, rientrante nel novero delle opere di urbanizzazione.

È quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate nella risposta all’interpello n. 229/E del 6 aprile 2021.

Il quesito dell’Istante:

La società X (istante), nell’esercizio della sua attività istituzionale, è chiamata a tenere in efficienza la rete fognaria dei Comuni nei quali opera. Nel caso di specie, la società X ha affidato a una ditta esterna l’appalto per la realizzazione del collettore fognario fra due impianti di depurazione già esistenti. A tal riguardo, la società X, (istante) fa presente che tale intervento, costituisce un potenziamento, un miglioramento e un efficientamento, dell’attuale rete fognaria intesa nella sua universalità, senza, tuttavia, comportare un’estensione della stessa a favore di aree di nuova urbanizzazione e senza prevedere il collegamento diretto a nuovi allacciamenti, civili o industriali.

Alla luce di quanto esposto, l’istante, mediante presentazione di istanza di interpello, chiede chiarimenti in merito alla portata applicativa dell’IVA al 10% prevista dalla Tabella A, parte III, allegata al D.P.R. 633/72, n. 127- quinquies. In particolare, chiede di conoscere se il riferimento di tale previsione ai “collettori di adduzione” relativi agli impianti di depurazione, comporti di per sé l’applicazione dell’aliquota del 10% ai casi di autonoma costruzione dei predetti collettori e, altresì, chiede di conoscere se, l’intervento oggetto del contratto di appalto, e, in generale, il più ampio progetto di cui è parte il medesimo, realizzino ex novo un’opera compresa nell’ambito applicativo del citato 127- quinquies.

 La risposta delle Entrate:

Secondo l’Agenzia delle Entrate l’intervento può essere considerato come una “nuova realizzazione di collettori di adduzione assimilabili ad opere inerenti alle opere di fognatura”, e pertanto soggette ad aliquota IVA ridotta al 10% (Tabella A, parte III, allegata al D.P.R. 633/72, numeri 127-quinquies e 127-septies).

In tale sede l’Agenzia ha ricordato all’istante che sono soggette ad aliquota IVA al 10%:

  • le prestazioni ricevute in base a contratti di appalto per la costruzione di opere, impianti ed edifici nell’ambito dell’urbanizzazione primaria e secondaria, finalizzate ad assicurare alla collettività le necessarie condizioni di vita sotto il profilo dell’igiene, della viabilità e della sicurezza, tra i quali rientrano gli impianti di depurazione destinati ad essere collegati a reti fognarie anche intercomunali e ai relativi collettori di adduzione;
  • i lavori di realizzazione ex novo, anche fuori dall’ambito del tessuto urbano, mentre gli interventi di semplice sistemazione, miglioria o modifica scontano l’aliquota ordinaria anche se comportano un potenziamento dell’impianto (Risoluzione ministeriale n. 397666/E/1985 e Risoluzione ministeriale 202/E/2008).

Al contempo l’Agenzia ha:  

  • precisato che le “fognature” nonché gli “impianti di depurazione destinati ad essere collegati a reti fognarie anche intercomunali e ai relativi collettori di adduzione” sono comprese tra le opere di urbanizzazione di cui al citato n. 127-quinquies;
  • evidenziato che l’intervento oggetto del contratto di appalto, (vale a dire la realizzazione del collettore fognario dal depuratore X al depuratore Y) viene costruito “ex novo”, ciò comporta che tale la costruzione dei collettori di adduzione possono essere inclusi tra le opere di urbanizzazione.

Ciò premesso, l’Agenzia, in linea con la precedente prassi, ritiene che alla prestazione in commento possa applicarsi l’aliquota IVA ridotta al 10%.

Il Modello TR 2021 – Una Panoramica

18 Aprile 2021 in Fisco

È ormai terminato il primo trimestre 2021. Inizia il conto alla rovescia per la presentazione del rimborso (art. 38-bis, D.P.R. 633/72) o dell’utilizzo in compensazione (art. 17, D.lgs. 241/97) dell’eccedenza del credito IVA trimestrale maturato nel primo trimestre 2021. In un contesto storico come questo, la liquidità riveste sempre di più un ruolo primario, motivo per cui le imprese che hanno bisogno di ossigeno, in questo periodo hanno la possibilità di chiedere in tutto (o in parte) il rimborso dell’eccedenza del credito IVA mediante presentazione del Modello TR.

Quali sono le imprese che possono richiedere il rimborso del credito IVA infra-annuale?

Sono le imprese che hanno realizzato nel trimestre un’eccedenza di imposta detraibile superiore a 2.582,28 euro e che:

  • esercitano esclusivamente o prevalentemente attività che comportano operazioni soggette a imposta con aliquote inferiori a quelle dell’imposta relativa agli acquisti e alle importazioni; e/o
  • effettuano operazioni non imponibili (articoli 8, 8-bis e 9, D.P.R. 633/1972) per un ammontare superiore al 25% del totale complessivo di tutte le operazioni effettuate; e/o
  • hanno effettuato nel trimestre acquisti e importazioni di beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai 2/3 del totale degli acquisti e delle importazioni imponibili; e/o
  • effettuano in un trimestre solare, nei confronti di soggetti passivi non stabiliti in Italia, operazioni attive per un importo superiore al 50% di tutte le operazioni effettuate, riferite a prestazioni di determinate prestazioni di servizi (articoli 7 a 7-sepiets, D.P.R. 633/72); e/o
  • essendo non residenti e senza stabile organizzazione nel territorio dello Stato, si sono identificati direttamente o hanno nominato un rappresentante residente nel territorio dello Stato. ( 35-ter, D.P.R. 633/72).

Quando va presentato il Modello TR?

Il Modello TR deve essere presentato entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento. Pertanto, per le istanze di rimborso relative al primo trimestre 2021 il modello deve essere presentato entro il prossimo 30 aprile.

Cosa è cambiato rispetto al passato?

Fortunatamente non è cambiato nulla di sostanziale, è stato solo aggiornato il software di compilazione e controllo per la predisposizione del Modello TR che tiene conto delle nuove percentuali di compensazione applicabili per alcune tipologie di beni commercializzati dai produttori agricoli in regime IVA speciale (art. 34, D.P.R. 633/72). In pratica, recentemente, con la pubblicazione del D.M. 5 febbraio 2021 è variata l’aliquota percentuale applicabile alle cessioni di prodotti come: legna da ardere in tondelli, ceppi, ramaglie o fascine; cascami di legno compresa la segatura; legno semplicemente squadrato, escluso il legno tropicale [Tabella A, parte I, allegata al D.P.R. 633/72, numeri da 43) e 45)].

In particolare, all’interno del modello, la percentuale indicata nei quadri:

  • TA, relativo alle operazioni attive, in corrispondenza del rigo TA4;
  • TB, relativo alle operazioni passive, in corrispondenza del rigo TB4,

è variata dal 6% al 6,4%.

Il diritto della cessione del credito IVA infra-annuale.

La cessione del credito IVA infra-annuale ad oggi è ormai un diritto cristallizzato nel nostro ordinamento tributario. Ciò è stato possibile grazie alle modifiche apportate dall’art. 12- sexies, D.L. 34/2019 all’art. 5, co. 4-ter, D.L. 70/1988, il quale ha previsto l’obbligo, per l’Amministrazione Finanziaria, di riconoscere le cessioni dei crediti IVA infra-annuale maturati e chiesti a rimborso con cadenza trimestralmente.

Tale disposizione è entrata in vigore il 1° gennaio 2020, pertanto, ad oggi, le imprese hanno il pieno diritto nonché l’opportunità, specie per quelle imprese che maturano i crediti IVA in maniera sistemica, di monetizzazione il credito IVA al fine di assicurare un’efficiente gestione della propria tesoreria.

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