IVA precompilata da Luglio 2020. Sarà vera semplificazione?

5 Febbraio 2020 in Fisco

L’Agenzia delle Entrate sempre più spedita verso il prossimo appuntamento di Luglio 2020 nell’ambito del processo di semplificazione e di riduzione degli adempimenti amministrativi a carico dei contribuenti.

Cosa prevede la norma?

L’art. 4 del D.Lgs. n. 127/2015, come modificato dall’art. 16 del DL n. 124/2019 (Decreto Fiscale), prevede che “a  partire dalle operazioni IVA effettuate dal 1° luglio 2020, in via sperimentale, nell’ambito di un programma di assistenza on line basato sui dati delle operazioni acquisiti con le fatture elettroniche e con le comunicazioni delle operazioni transfrontaliere, nonche’ sui dati dei corrispettivi acquisiti telematicamente, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione dei soggetti passivi dell’IVA residenti e stabiliti in Italia, in apposita area riservata del sito internet dell’Agenzia stessa, le bozze dei seguenti documenti:
a) registri di cui agli articoli 23 e 25 del 
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;
b) comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell’IVA.”

Inoltre, dalle operazioni effettuate dal 2021, verrà messa a disposizione anche la bozza della Dichiarazione IVA Annuale 2022.

L’Agenzia delle Entrate, avendo tutti i dati IVA disponibili grazie alla fatturazione elettronica e alla trasmissione dei corrispettivi, sarà finalmente nelle condizioni di fornire ai contribuenti i “precompilati” IVA agevolando così la compliance fiscale.

Gli esclusi da questo servizio saranno i Soggetti identificati ai fini IVA in Italia e i rappresentanti fiscali di Soggetti non residenti esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica.

Quale sarà la procedura?

Come precisato dall’Agenzia delle Entrate durante l’evento annuale del Telefisco, le bozze dei registri IVA mensili saranno disponibili entro i primi giorni del mese successivo a quello di riferimento. Le tempistiche dovranno rispettare le disposizioni contenute nell’articolo 23 del d.P.R 26 ottobre 1972, n. 633, che prevede che le fatture emesse debbano essere annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento allo stesso mese, e nell’articolo 25 del medesimo d.P.R. 633 del 1972, che prevede che le fatture ricevute debbano essere annotate anteriormente alla liquidazione periodica in cui viene esercitato il diritto alla detrazione.

Una volta prelevati i registri IVA da un’apposita area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, i contribuenti avranno modo di verificare i dati proposti e, se completi, potranno essere convalidati o in alternativa modificati o integrati sempre entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di riferimento.

Solo dopo la convalida del contribuente, l’Agenzia provvederà all’elaborazione delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche e poi della Dichiarazione annuale IVA le quali a loro volta dovranno essere confermate o modificate dal contribuente.

Quali difficoltà?

I registri IVA precompilati, inoltre, non conterranno i dati dell’esterometro trimestrale nonostante la norma ne faccia espresso riferimento. Ciò in quanto per effetto del Decreto Fiscale 2020, la periodicità dell’esterometro è divenuta trimestrale e non più mensile. Essendo le bozze dei registri IVA disponibili entro i primi giorni del mese successivo a quello di riferimento, solo qualora il contribuente continui ad effettuare l’invio dei dati in oggetto con cadenza mensile, l’Agenzia potrà utilizzare i dati delle operazioni transfrontaliere per la predisposizione dei “precompilati”.

Altra difficoltà operativa, che rischia di complicare il tutto, sarà la necessità di inserimento dell’informazione relativa alla percentuale di detrazione del bene o servizio acquistato la quale non è presente all’interno della fattura elettronica. La percentuale standard di detrazione proposta nei registri IVA sarà quella del 100%, la quale dovrà essere modificata dall’operatore in base alle varie casistiche di indetraibilità oggettiva o dell’attribuzione dei costi “promiscui”.

Esiste anche il rischio di mancata imputazione nei registri precompilati di talune tipologie di fatture attive perché ancora non inviate allo SDI entro la fine del mese, ovvero le fatture differite o quelle trasmesse entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione considerando sempre il fatto che i registri verranno resi disponibili entro i primi giorni del mese successivi a quelli di riferimento.

Non da ultimo, le attuali modalità di gestione delle fatture soggette al meccanismo del reverse charge non risultano idonee a permettere al sistema dell’Agenzia delle Entrate l’inserimento di tali dati nelle bozze di registri IVA precompilati.

Cosa aspettarci?

Durante il forum della fatturazione elettronica di gennaio, è stata anticipata l’imminente pubblicazione di un tracciato “evoluto” della fattura in formato xml che dovrebbe avvenire con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con aggiunta di nuove tipologie di tipi documento e incremento di specifici codici natura maggiormente dettagliati. Ciò servirà a rappresentare in maniera più precisa le varie transazioni, come ad esempio quelle soggette a reverse charge che permetteranno una più puntuale predisposizione dei precompilati IVA.

Tutto fa pensare quindi, che per arrivare pronti a Luglio 2020, dobbiamo aspettarci e auspicare ancora qualche correttivo.

 

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Pubblicato in bozza il Modello IVA 2020: A cosa fare attenzione? Il quadro VP e le altre novità.

10 Gennaio 2020 in Fisco

L’Agenzia delle Entrate ha salutato il 2019 con la pubblicazione, proprio nella giornata del 31 dicembre, della bozza del Modello IVA 2020, ovvero il modello che verrà sicuramente ricordato dai contribuenti per essere il primo nel quale andranno a confluire le operazioni poste in essere con l’avvento della fatturazione elettronica obbligatoria. In attesa di conoscere Modello e relative istruzioni in versione definitiva, è utile fare il punto sulle maggiori novità emerse finora, nonché ricordare i recenti chiarimenti dell’Amministrazione Finanziaria che interesseranno i soggetti passivi a ridosso della trasmissione telematica delle Dichiarazioni IVA.

Dove inserire la Liquidazione IVA del quarto trimestre?

La novità più attesa era sicuramente quella che stavano aspettando i contribuenti che hanno deciso di avvalersi della facoltà prevista dall’art. 21-bis del Decreto Legge n. 78 del 2010, come modificato dall’art. 12-quater del Decreto Legge n. 34 del 2019 (c.d. Decreto Crescita), ovvero quella di comunicare con la dichiarazione annuale i dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche relative al quarto trimestre. Ci domandavamo infatti (per approfondire si rimanda all’articolo pubblicato il 13 dicembre 2019) quale sarebbe stata la scelta dell’Agenzia delle Entrate per adempiere a tale novità, ovvero se si sarebbe orientata nella direzione della compilazione del quadro VH oppure avrebbe istituito un nuovo quadro.

Dalla bozza del Modello in oggetto emerge per l’appunto che la scelta dell’Agenzia delle Entrate si è concretizzata nell’istituzione nel nuovo quadro VP il quale riproduce proprio il quadro del modello di comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche per la compilazione del quale viene fatto un rinvio generale alle istruzioni relative al Modello stesso.

Una volta smarcato tale dubbio operativo, non rimane che decidere se anticipare la trasmissione del Modello IVA 2020 entro il 2 Marzo prossimo per usufruire del beneficio di evitare l’adempimento della trasmissione della LIPE del IV trimestre 2019.

Quali sono le altre principali novità?

Frontespizio

Nel quadro “Firma della Dichiarazione” è stata inserita la casella “esonero dall’apposizione del visto di conformità” per i contribuenti che hanno applicato gli ISA e, sulla base delle relative risultanze, ne sono esonerati.

Quadro VA

I soggetti che a partire dal 1° Gennaio 2020 partecipano al regime del Gruppo IVA dovranno ricordare di compilare la nuova casella VA 11 al fine di segnalare che la dichiarazione IVA in oggetto sarà l’ultima prima dell’ingresso nel Gruppo IVA. Tale casella sostituisce il VA 16 dello scorso anno la cui compilazione aveva la medesima finalità. Attenzione alla compilazione del quadro VX per la richiesta di rimborso per chi si trova in questa situazione.

Quadro VF

Quest’anno il quadro VF 16 si sdoppia, componendosi di 2 campi: il primo dove andranno indicati gli acquisti non imponibili, non soggetti e relativi ad alcuni regimi speciali, mentre il campo 2 andrà ad ospitare acquisti esenti ed importazioni non soggette.

Quadro VQ

Ecco un’altra new entry a cui fare attenzione: il quadro VQ.  Tale quadro riguarderà quei contribuenti che intendono determinare il credito a seguito di versamenti IVA non spontanei derivanti principalmente da comunicazioni di irregolarità.

Quadro VL

Collegato al quadro VQ sarà la compilazione del rigo VL 12 per l’indicazione del credito maturato a seguito di versamenti IVA periodica non spontanei (esposti nel quadro VQ).

Visto di conformità: quali sono gli ultimi chiarimenti da considerare?

Oltre a fare attenzione ai nuovi quadri introdotti del Modello IVA, non bisogna dimenticare un altro tema delicato che si troveranno a gestire i contribuenti e i loro intermediari ovvero quello dell’apposizione del visto di conformità prima della trasmissione telematica della Dichiarazione IVA. In fase di predisposizione del Modello, risulta utile verificare che tutte le condotte poste in essere siano allineate a quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con l’importante risoluzione n. 99 del 29 Novembre 2019 con la quale sono stati finalmente chiariti tutti i dubbi sui soggetti legittimati ad apporre il visto di conformità sulla dichiarazione da presentare. Il visto di conformità ha nel tempo attirato sempre più attenzione soprattutto in quanto è divenuto strumentale anche per l’ottenimento dell’esonero dalla presentazione della garanzia in caso di richiesta di rimborso. L’Agenzia, a tal proposito, con la Risoluzione n. 99 citata, ha definitivamente chiarito l’obbligo di identità soggettiva tra chi appone il visto di conformità e chi predispone e trasmette la dichiarazione, che sotto il profilo operativo impone anche la corretta compilazione degli appositi campi del frontespizio del modello.

E dopo la Dichiarazione IVA 2020, quali i prossimi passi verso la “precompilata”?

Se la prossima Dichiarazione IVA sarà l’occasione per fare il punto sul primo anno di implementazione della fatturazione elettronica e per rendersi conto se la tanto auspicata semplificazione promessa ai contribuenti si tradurrà anche in una compilazione del Modello IVA in modalità più automatizzata del passato, merita una riflessione finale una delle novità che riguarderà il 2020. Con la pubblicazione del DL n. 124 del 26 ottobre 2019 (c.d. “decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020”) conv. L. n. 157 del 19 dicembre 2019, è stato definito il calendario dei prossimi appuntamenti che porteranno gradualmente all’introduzione della Dichiarazione IVA precompilata.

L’Agenzia delle Entrate, in virtù di quanto disposto dall’art. 16 del DL 124/2019 convertito, predisporrà le bozze dei registri IVA, delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA e della Dichiarazione annuale IVA con le seguenti scadenze:

  • il primo invio delle bozze dei registri IVA e delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA avrà luogo a partire dal secondo semestre 2020;
  • la predisposizione della bozza di dichiarazione IVA annuale verrà messa a disposizione dei soggetti passivi a partire dai dati riferiti al

Ormai la strada sembra tracciata per arrivare alla Dichiarazione IVA precompilata, e, in attesa di addentrarci nelle prossime novità, non rimane quindi che concentrarsi sulle prossime scadenze approcciandosi alla Dichiarazione IVA non solo come una scadenza con cui fare i conti, ma anche come uno strumento  per pianificare scelte e strategie finanziarie valutando anche l’opportunità  di anticipare la richiesta di rimborso dell’IVA annuale al fine di puntare sulla leva della monetizzazione dei crediti tributari.

 

 

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Dichiarazione Annuale IVA: Quali novità per le scadenze 2020?

13 Dicembre 2019 in Fisco

E’ PREVISTA L’INTRODUZIONE DI NUMEROSE MODIFICHE ALLA NORMATIVA FISCALE NEL 2020.

Tra queste, una semplificazione agli adempimenti IVA. Una liquidazione periodica in meno per le aziende che presentano la dichiarazione IVA entro febbraio 2020.

 

1. La modifica normativa

In vista dell’arrivo del nuovo anno, è ora di iniziare a pensare alla pianificazione degli adempimenti fiscali del 2020. A tal proposito, da tenere in considerazione, sarà sicuramente la novità introdotta dall’art. 21-bis comma 1 del DL 78/2010, così come sostituito dall’art. 12-quater del DL 34/2019 (c.d. Decreto Crescita).  In particolare, al contribuente verrà data l’opportunità di trasmettere i dati delle Comunicazioni delle Liquidazioni periodiche IVA relative al quarto trimestre 2019 attraverso la presentazione della Dichiarazione IVA annuale entro la fine del mese di Febbraio.

L’articolo in commento, come modificato, recita infatti: I soggetti passivi dell’imposta sul valore aggiunto trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate, entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo a ogni trimestre, una comunicazione dei dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche dell’imposta effettuate ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 1-bis, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 100, nonche’ degli articoli 73, primo comma, lettera e), e 74, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. La comunicazione dei dati relativi al secondo trimestre e’ effettuata entro il 16 settembre. La comunicazione dei dati relativi al quarto trimestre puo’, in alternativa, essere effettuata con la dichiarazione annuale dell’imposta sul valore aggiunto che, in tal caso, deve essere presentata entro il mese di febbraio dell’anno successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta. Restano fermi gli ordinari termini di versamento dell’imposta dovuta in base alle liquidazioni periodiche effettuate”

La normativa ha previsto finora che i soggetti passivi devono presentare il modello di “Comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA” per comunicare i dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche dell’imposta (art. 21-bis, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78). Il modello deve essere presentato entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo a ogni trimestre e, in particolare, la comunicazione relativa all’ultimo trimestre è presentata entro l’ultimo giorno del mese di febbraio. Se il termine di presentazione della comunicazione scade di sabato o in giorni festivi, lo stesso è prorogato al primo giorno feriale successivo.

Con la novità del Decreto Crescita, quindi, la Comunicazione dei dati relativa al quarto trimestre potrà essere effettuata con la Dichiarazione annuale IVA.

2. A quali condizioni?

La condizione da rispettare per poter usufruire di tale beneficio sarà quello di presentare la Dichiarazione annuale IVA entro il mese di febbraio dell’anno successivo a quello del periodo d’imposta di riferimento. Ciò al fine di rispettare quanto previsto dall’art. 252 par. 1 della Direttiva IVA 2006/112/CE secondo il quale gli Stati Membri devono presentare i dati relativi alle operazioni IVA non oltre due mesi la scadenza del periodo d’imposta per consentire il calcolo delle risorse proprie di spettanza dell’Unione Europea.

L’intento della norma contenuta nel c.d. Decreto Crescita quindi, è principalmente semplificare gli adempimenti previsti per i contribuenti. Come si legge infatti dal dossier        n. 123/5 del servizio studi del Senato, “la norma intende evitare così al contribuente un doppio adempimento comunicativo/dichiarativo tra la comunicazione dei dati della liquidazione periodica IVA del quarto trimestre e la dichiarazione annuale IVA, senza incidere sui termini, né sui tempi di liquidazione e controllo, né di versamento delle imposte.”

3. Semplificazione o opportunità?

La possibilità di presentare la Dichiarazione IVA entro la fine del mese di febbraio, anticipando la scadenza ordinaria, rappresenta sicuramente una semplificazione per i contribuenti che così eviteranno di trasmettere due volte i dati dell’ultimo trimestre, ma anche un’occasione invogliante per i soggetti che hanno maturato un credito IVA e intendono chiederlo a rimborso oppure portarlo in compensazione.

Infatti, presentando la Dichiarazione annuale IVA 2020 entro la scadenza di fine febbraio, il Contribuente potrà, tramite il Modello IVA, esercitare la volontà di chiedere direttamente l’imposta a rimborso.

A tal proposito l’appuntamento previsto con la possibilità di unificare la scadenza della comunicazione della LIPE del IV trimestre unitamente alla Dichiarazione IVA, per il 2020, è prevista per lunedì 2 marzo 2020, in occasione dell’anno bisestile e della coincidenza del 29 febbraio che capiterà di sabato.

4. Come comunicare i dati IVA del IV trimestre?

In attesa di leggere le istruzioni al Modello IVA 2020 che dovrebbero essere pubblicate a breve in bozza sul sito dell’Agenzia delle Entrate, restano ancora incerte le modalità con cui dovranno essere comunicati i dati del IV trimestre 2019 all’interno del Modello IVA, se tramite la compilazione di un nuovo apposito quadro che recepirà tale modifica normativa oppure con l’eventuale compilazione del quadro VH.

Il contribuente potrà probabilmente decidere liberamente se presentare la LIPE del IV trimestre in via autonoma, o se, per evitare tale adempimento, presentare il Modello IVA 2020 entro il 2 marzo del prossimo anno.

Consigliamo quindi di anticipare la riflessione sulla gestione del capitale circolante e, in particolare, dei crediti tributari. La strategia relativa alle richieste di rimborso e alla monetizzazione dei crediti tributari può diventare chiave nella determinazione della posizione finanziaria netta.

La scadenza ordinaria della presentazione della Dichiarazione IVA 2020, relativa al periodo d’imposta 2019, rimane in ogni caso fissata per il 30 aprile 2020.

 

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Cessione crediti IVA trimestrali: cosa cambierà a partire dal 1° gennaio 2020?

21 Ottobre 2019 in Fisco

Ecco i cambiamenti sulla cessione dei crediti IVA trimestrali dal 1° gennaio 2020.

 

1. Introduzione

Nell’iter di conversione in Legge, l’articolo 12-sexies del DL 30/04/2019 n. 34 (cd. Decreto Crescita) ha modificato l’articolo 5, comma 4-ter, del D.L. 70/1988 introducendo la possibilità, per i soggetti IVA, di cedere i crediti maturati e chiesti a rimborso trimestralmente.

La previgente normativa e la restrittiva interpretazione avallata dall’Amministrazione Finanziaria consentivano esclusivamente la cedibilità dei crediti IVA risultanti dalla dichiarazione annuale.

Con la nuova previsione normativa sulla cedibilità dei crediti IVA trimestrali, invece, risulta superata la discriminazione tra le due tipologie di crediti e, con decorrenza 1° gennaio 2020, potranno essere ceduti anche i crediti IVA trimestrali.

2. I crediti IVA trimestrali: caratteristiche

Vale ricordare che la normativa IVA ammette la possibilità di chiedere a rimborso l’eccedenza di credito IVA (almeno paria a € 2.582,28) presentando telematicamente il modello TR entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento.

Da un punto di vista soggettivo, l’istanza di rimborso dell’IVA trimestrale può essere presentata da:

  • soggetti che effettuano operazioni non imponibili per oltre il 25% del totale complessivo di tutte le operazioni effettuate,
  • soggetti che esercitano esclusivamente o prevalentemente attività che comportano operazioni soggette a imposta con aliquote inferiori a quelle dell’imposta relativa agli acquisti e alle importazioni,
  • soggetti nazionali che hanno effettuato, nel trimestre di riferimento, determinate prestazioni (lavorazioni relative a beni mobili materiali, trasporto di beni e relative prestazioni di intermediazione, servizi accessori ai trasporti di beni e relative prestazioni di intermediazione) nei confronti di soggetti passivi non stabiliti in Italia per un importo superiore al 50% dell’ammontare di tutte le operazioni svolte,
  • Soggetti che hanno effettuato, nel trimestre di riferimento, acquisti o importazioni di beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai 2/3 dell’ammontare totale degli acquisti e delle importazioni imponibili,
  • Soggetti esteri identificati direttamente o dotati di rappresentanti fiscali.

3. La posizione dell’Amministrazione

Con la Circolare 28 ottobre 1988, n. 223 e le successive Circ. 13 febbraio 2006 n. 6/E e Ris. Del 4 aprile 2006 n. 49/E, l’Amministrazione Finanziaria ha escluso la cedibilità dei crediti trimestrali ritenendola ammissibile, nel ripetto delle prescritte formalità normativa (Cfr artt. 69 e 70 del R.D. n. 2444/1923) solo dei crediti IVA risultanti dalla dichiarazione annuale.

A supporto della restrittiva posizione assunta, l’Amministrazione finanziaria adduceva esigenze di trasparenza e di certezza in quanto “prima che sia presentata la dichiarazione annuale, l’Amministrazione non può sapere se il credito formatosi negli anni precedenti e nell’esercizio in corso sia stato o meno utilizzato in compensazione di eventuali debiti tributari e previdenziali”.

Pertanto, secondo tale indirizzo, il credito IVA trimestrale potrebbe considerarsi certo e definitivo solo al momento della sua esposizione in dichiarazione.

4. Le aperture della Giurisprudenza e della Dottrina

Sulla cedibilità dei crediti IVA trimestrali, la giurisprudenza e la dottrina sono giunte a conclusioni opposte.

In particolare, tanto la giurisprudenza di merito (Corte d’Appello di Venezia, sentenza n. 2252 del 2 ottobre 2013) che quella di legittimità (Corte di Cassazione, sentenza n. 13027 del 24 giugno 2015) hanno confermato la piena cedibilità dei crediti trimestrali in quanto “entrambi i crediti (trimestrale e annuale) derivano da operazioni contenute nella dichiarazione annuale IVA e determinano un’eccedenza di imposta rimborsabile ai sensi dell’art. 30 del d.P.R. n. 633 del 1972 che, in quanto tale, costituisce un credito certo, liquido ed esigibile” (così Cort. D’App. cit.) e, pertanto, “ai fini della cessione di un credito IVA non rileva tanto che esso sia esposto in una dichiarazione annuale già presentata, quanto l’esistenza di uno specifico rapporto giuridico fiscale” e il rispetto delle prescritte formalità per tale tipologia di cessione (così Cass. Cit.)

A) La posizione di Assonime

Particolarmente interessante è stata la posizione assunta da Assonime che, nel riconoscere la piena cedibilità dei crediti trimestrali e nel sostenere il suo riconoscimento a livello normativo, ha correttamente sostenuto che:

  • il mancato riconoscimento della cedibilità dei crediti IVA trimestrali, con efficacia nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, presentava un forte impatto negativo soprattutto per i cd. “creditori strutturali” di IVA ed, in particolare, sul gran numero di imprese che effettuano operazioni nei riguardi della Pubblica amministrazione e delle società pubbliche e private e che pertanto soggiacciono al meccanismo dello split payment;
  • la non efficacia della cessione dei crediti trimestrale nei riguardi dell’Amministrazione finanziaria, inoltre, costituiva un ancor più forte limite al recupero in tempi rapidi delle eccedenze creditorie in questione perchè ne poteva inibire la rapida liquidabilità da parte di quei soggetti passivi d’imposta che maturavano eccedenze di credito IVA richiedibili a rimborso con cadenza trimestrale;
  • ed in ogni caso, specie per i soggetti IVA che operano in regime di Split Payment, la cessione dei crediti trimestrali “non avrebbe comunque dovuto dare adito a particolari timori all’interno dell’Amministrazione finanziaria per possibili utilizzi fraudolenti delle operazioni in parola, considerato il sensibile rafforzamento dei poteri di controllo e di accertamento su tutti i soggetti IVA (e, quindi, anche sui soggetti cedenti i crediti) derivante dall’adozione obbligatoria e generalizzata della fatturazione elettronica” (così Assonime, Circ. n. 18 del 29 luglio 2019).

5. Cosa cambierà dal 1° gennaio 2020?

Il legislatore, in accoglimento delle istanze della dottrina, delle associazioni di categoria e delle pronunce di giurisprudenza, il legislatore ha quindi introdotto con il citato art. 12 sexies della L. 28 giugno 2019, la disciplina sulla cessione dei crediti IVA ammettendo – espressamente – nel novero dei crediti cedibili quelli maturati e chiesti a rimborso trimestralmente.

L’art. 12-sexies, al secondo comma, stabilisce che la disposizione si rende applicabile ai crediti IVA formanti oggetto delle richieste di rimborso trimestrale che verranno presentate a decorrere dal 1° gennaio 2020 e pertanto alle istanze di rimborso dell’IVA relativa al primo trimestre del prossimo anno che verranno presentate, tramite l’apposito modello TR, esclusivamente in via telematica, entro il 30 aprile 2020.

A tale riguardo ci preme segnalare l’interessante opinione di Assonime, riportata nella citata circolare n. 18/2019, che attribuisce alla norma in questione una valenza interpretativa, con l’effetto di rendere la stessa applicabile anche alle cessioni di crediti trimestrali le cui procedure di accoglimento o respingimento delle cessioni – ad oggi – “non siano ancora concluse”.

A) Cessione crediti IVA trimestrali anche per il consolidato nazionale

Assonime osserva che l’equiparazione del credito IVA annuale con quello trimestrale potrebbe avere effetti anche ai fini IRES, nello specifico per i soggetti partecipanti al consolidato nazionale (cfr. artt. 117 e seguenti, D.P.R. 917/1986, D.M. 1.3.2018).

Meritano menzione, a tale proposito, le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate con riferimento alle società partecipanti, che prevedono la possibilità di cedere i soli crediti IVA emergenti dalle dichiarazioni annuali, ai fini della compensazione con l’imposta sul reddito dovuta dalla consolidante.

In base alla nuova disposizione normativa, anche i crediti derivanti dalle cessioni dei crediti IVA risultanti dalle istanze di rimborso trimestrale (Modello Tr) potrebbero essere oggetto di compensazione.

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Lo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica Amministrazione

15 Ottobre 2019 in Fisco, P.A. News

Come rimettere in moto il circuito del credito? Scopriamo in questa guida tutte le informazioni per lo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica Amministrazione.

L’impatto della grande crisi ha prodotto un peggioramento delle criticità finanziarie della pubblica amministrazione. In un momento di rallentamento dell’economia globale, è difficile per gli enti pubblici risanare la propria condizione finanziaria a causa delle crescenti richieste concorrenti di risparmio e di spesa.

Secondo i dati pubblicati da “Il Sole 24 Ore” i fornitori più colpiti appartengono all’ICT, al settore delle manutenzioni, al comparto energetico, al biomedicale ed alle forniture sanitarie.

A pagarne le conseguenze più gravi sono, soprattutto, le PMI fornitrici della pubblica amministrazione che vantano crediti nei confronti di debitori pubblici.

Enti locali e Sanità in affanno: crisi, dissesti finanziari e ritardi nei pagamenti

Un interessante rapporto pubblicato dall’Università Cà Foscari ha messo in evidenza le difficoltà finanziarie di ben 273 Comuni nell’ultimo quinquennio (2014-2018).

L’incidenza dei dissesti è molto più elevata nel Meridione italiano: l’82% del totale delle procedure riguarda i Comuni del Sud.

La normativa attuale prevede l’obbligo di riduzione del debito commerciale rilevato alla fine dell’esercizio precedente.

Il contesto italiano è ben distante dai paletti fissati dalla direttiva comunitaria del 2011, entrata in vigore nel 2013: 30 giorni di tempo per i pagamenti in generale e 60 giorni in casi particolari.

La più recente analisi CRIBIS sulla Pubblica Amministrazione italiana presenta delle performance di pagamento al di sotto della media nazionale.

Solo il 24,3% rispetta i termini prestabiliti con uno scostamento sfavorevole di 11,0 punti percentuali rispetto alla media nazionale (35,3%).

Crediti commerciali verso la pubblica amministrazione

(Fonte dati: Analisi CRIBIS sulla Pubblica Amministrazione italiana – maggio 2019)

Per quanto riguarda i pagamenti con oltre 30 giorni di ritardo, la quota delle imprese PA è del 21,2% contro l’11,3% della media italiana.

La situazione è migliorata nel settore sanitario (ASL, aziende ospedaliere, etc.), mentre le performance di pagamento peggiori si registrano per gli Enti locali (11% di ritardi gravi nel 2010 vs. 26,5% nel 2019).

Smobilizzo dei crediti verso la Pubblica Amministrazione: Factoring

A partire dalla legge Merloni (L.109/94), numerosi provvedimenti normativi hanno previsto la possibilità, per le imprese fornitrici della Pubblica amministrazione, di ricorrere alla cessione dei crediti derivanti da contratti di appalto, somministrazioni, forniture.

È cresciuto il ricorso alla cessione dei crediti nell’ambito delle relazioni tra imprese e Pubblica Amministrazione: si tratta di uno strumento moderno che consente di gestire professionalmente i crediti ed è utilizzato dalle imprese attente a gestire adeguatamente le proprie relazioni con la clientela.

Il factoring può essere utilizzato anche nei rapporti ricorrenti tra stazione appaltante e impresa appaltatrice, trattandosi di un servizio ad elevata personalizzazione, che ha conosciuto una rilevante diffusione sul mercato italiano.

I vantaggi derivanti dallo sviluppo del factoring sono davvero interessanti e ricchi di potenzialità: questo strumento ha contribuito ad una netta evoluzione dei rapporti tra Amministrazioni pubbliche ed imprese fornitrici.

Tra i principali vantaggi della cessione pro soluto dei crediti meritano menzione: la tempestività e la certezza nell’erogazione dei fondi e la gestione della riconciliazione degli incassi.

Il factoring ha un impatto assolutamente positivo sull’attività dell’impresa appaltatrice, interessando le seguenti aree:

  • la politica finanziaria: il ricorso al factoring riduce il fabbisogno finanziario dell’impresa appaltatrice e comporta un aumento della velocità di circolazione del capitale d’esercizio,
  • la contabilità e la struttura del bilancio: l’operazione di factoring comporta una sostituzione di costi fissi con quelli di natura variabile, una semplificazione della contabilità clienti, un alleggerimento delle poste di bilancio riguardanti il capitale circolante;
  • la politica commerciale: il ricorso al factoring favorisce un netto incremento del volume d’affari dell’impresa appaltatrice, grazie alla possibilità di smobilizzare crediti non ancora scaduti e la loro efficiente gestione.

Il factoring può essere utilizzato per tutti i crediti relativi agli appalti di lavori pubblici ovvero per tutte quelle attività di costruzione, demolizione, recupero, restauro, ristrutturazione, sostituzione e manutenzione di opere ed impianti, anche di presidio agronomico e forestale, paesaggistica e di ingegneria naturalistica (cfr. D.Lgs. 50/2016, art. 3 -Definizioni).

Inoltre, la normativa sui lavori pubblici e l’applicazione della cessione dei crediti si estende anche ai contratti misti di forniture e servizi qualora i lavori assumano valore economico superiore al 50%.

Il debitore ceduto nell’operazione di factoring (stazione appaltante) può essere:

  • un ente pubblico e territoriale,
  • un’associazione, unione, consorzio,
  • un’impresa pubblica,
  • un’azienda speciale,
  • un’agenzia pubblica,
  • un soggetto privato tenuto al rispetto del codice appalti.

Nell’operazione di factoring, il soggetto cedente (appaltatore) può essere:

  • un ente pubblico,
  • un’impresa individuale, anche artigiana,
  • una società cooperativa,
  • un ente pubblico,
  • un soggetto che abbia stipulato il contratto di gruppo europeo di interesse economico (GEIE),
  • un’associazione temporanea di imprese.

Soluzioni pro soluto per crediti commerciali dovuti dalla Pubblica Amministrazione

La cessione pro soluto per crediti dovuti dalla Pubblica Amministrazione è uno degli strumenti finanziari più vantaggiosi per avere liquidità immediata, grazie alla possibilità di incassare il credito in un’unica soluzione e in tempi rapidi.

Grazie alla cessione pro soluto è possibile:

  • rafforzare la struttura patrimoniale,
  • eliminare i crediti dal bilancio,
  • migliorare gli indicatori finanziari (rating dell’impresa),
  • ottenere liquidità commisurata alle effettive esigenze dell’azienda,
  • cedere il rischio di insolvenza
  • esternalizzare la gestione del credito e abbattere i costi amministrativi.

Alla luce dell’attuale normativa vigente, il circuito dei crediti verso la Pubblica Amministrazione si rimette in moto con la cessione del credito rivolgendosi non più alla propria banca di riferimento, ma ad operatori specializzati nella gestione dei crediti verso la Pubblica Amministrazione.

2R Capital facilita la monetizzazione dei crediti commerciali verso la Pubblica Amministrazione e vanta un’esperienza pluriennale nella gestione correlata alle diverse asset class.

Le imprese fornitrici della pubblica amministrazione, che vantano dei crediti nei confronti di debitori pubblici, possono cedere i loro crediti nell’ambito di una singola operazione o attraverso plafond rotativi di durata pluriennale.

Per maggiori informazioni e per parlare con un esperto, contattaci.